Anche la matematica ormai sostiene la nomination di Donald Trump nella sua corsa alla Casa Bianca: il tycoon ha infatti raggiunto il numero necessario di 1238 delegati conquistati – uno in più di quello richiesto – e può così presentarsi ufficialmente come il candidato dei Repubblicani.

Certo, manca l’investitura dello stesso Partito, ma non esistendo altri candidati con lo stesso sostegno è difficile pensare all’azzardo della proposta di un candidato diverso da Trump, sopratutto vista la forza di Hillary Clinton dall’altra parte della barricata.

Nel corso di un evento elettorale a Bismarck, in North Dakota, Donald Trump si è detto soddisfatto del risultato, arrivato in anticipo rispetto a quanto preventivato, a sostegno della straordinario partecipazione popolare a suo sostegno: “Sono così onorato, così onorato da queste persone. Tanti credevano che saremmo dovuti arrivare a luglio prima di essere certi sicuro della nomination, invece abbiamo avuto un grande successo. Ora posso sedermi e guardare Hillary e Bernie che devono ancora lavorare”.

Ma come prevedibile la vittoria di Donald Trump non è stata accolta nel migliore dei modi dai protagonisti della politica internazionale. Tra questi persino l’attuale Presidente Barack Obama, che, trovandosi in Giappone, in un rarissimo commento alle elezioni ha espresso il proprio secco parere: “I leader del F-7 sono sconcertati da lui, e per buone ragioni. Perché molte delle sue proposte che ha fatto dimostrano un’ignoranza degli affari del mondo o un atteggiamento sprezzante o l’interesse a guadagnarsi tweet e titoli sui giornali invece che pensare davvero a cosa è richiesto per mantenere sicura l’America. I leader sono sorpresi da Trump, non sono sicuri di come prendere alcune delle sue dichiarazioni”.

Ma Donald Trump non è apparso preoccupato da questa delegittimazione ufficiale da parte di quello che potrebbe diventare il suo predecessore e ha invece risposto con la stessa sicurezza di sempre: “Quando innervosisci qualcuno è buono, perché in molti delle nazioni di questo bellissimo mondo ci hanno offeso e si sono approfittati di noi. Così se sono innervositi, in modo amichevole, vuol dire che avremo una grande relazione con questi Stati”.

Anche il capo dell’opposizione australiana, Bill Shorten, ha criticato Trump per le sue proposte: “Penso che alcune delle sue opinioni non siano che un folle abbaiare su alcune questioni. L’America è una grande amica dell’Australia; noi lavoreremo con chiunque verrà scelto, ma Trump è la vittoria della politica fatta dalle celebrità”.

Ha fatto molto discutere anche un recente tweet di Martin Selmayer, portavoce di Claude Juncker, Presidente della Commissione Ue, nel quale ha elencato tutti i potenziali leader che potrebbero mettere a rischio le politiche comunitarie: “G7 2017 con Trump, Le Pen, Boris Johnson, Beppe Grillo? Uno scenario horror che mostra bene che vale la pena di lottare contro il populismo”.