I mercati finanziari della maggior parte del globo hanno reagito in modo negativo alle prime avvisaglie della vittoria di Donald Trump alle elezioni americane per la presidenza: sintomo della fiducia che la borsa e la finanza aveva sempre mostrato nei confronti di Hillary Clinton, apparsa più solida e prevedibile, mentre il suo rivale fa paura per l’instabilità e il protezionismo di cui si è detto fautore.

La situazione appare molto simile a quanto avvenuto a poche ore di distanza dall’approvazione popolare della Brexit: le piazze asiatiche hanno fatto registrare un forte crollo, seguite da Wall Street e in parte anche dalle borse europee.

Il Nikkei di Tokyo per esempio ha perso il 5,36% nella giornata odierna, con Seoul in coda con segno negativo al 2,25%, e Hong Kong quasi alla pari, a meno 2,2%; Shangai invece si è difesa bene lasciando solo lo 0,62%.

In crisi anche il dollaro, che sta perdendo terreno sulle maggiori valute: l’euro ha guadagnato il 2,4% passando a 1,1289 dollari, lo yen si è portato avanti del 3,71% arrivando 101,24, la sterlina è cresciuta dell’1,35% finendo a 1,2544 dollari e anche il dollaro canadese ha tratto giovamento dall’elezione di Trump, aumentando il proprio valore dell’1,7%.

Chi invece ha perso molto è stato il peso messicano, per effetto della promessa di Trump di costruire un muro tra le due nazioni e di rinegoziare il North American Free Trade Agreement che regola gli scambi tra Canada, Messico e Stati Uniti.

In Europa la situazione ha fatto registrare perdite importanti, per quanto ci sia stato un’inversione di tendenza rispetto al forte calo iniziale: Milano con il Ftse Mib ha ceduto l’1,8%, partendo da meno 3,4%, seguita da Parigi e Francoforte all’1%  e allo 0,7%4, quando avevano iniziato a perdere il 2,8 e 2,9%, e subito dietro Londra allo 0,1%.