Battuta d’arresto per Donald Trump, che secondo gli ultimi sondaggi starebbe perdendo terreno nei confronti della rivale Hillary Clinton.

Il suo responsabile della campagna elettorale Paul Manafort si è infatti dimesso a seguito di una serie di indagini che l’FBI avrebbe aperto riguardante dei casi di corruzione.

A rivelarlo è la Cnn, che ha spiegato come nella rete di corruzione dell’ex presidente ucraino Viktor Yanukovich ci fosse lo stesso Manafort, al quale sarebbero stati versati 12 milioni di dollari in cinque anni, sino al 2012, prima che iniziassero i rivolgimenti che hanno dato luogo alla guerra civile: a Manafort la dirigenza politica filo-russa avrebbe chiesto di fare attività di lobbying in quel di Washington.

Proprio per questo motivo, ha spiegato Eric Trump, il figlio del tycoon, il padre avrebbe deciso di scaricarlo, in quanto “non voleva che questa distrazione aleggiasse sulla campagna”. Donald Trump in effetti ha concentrato alcune delle sue critiche più aspre contro la Clinton proprio in merito ai finanziamenti ricevuti da donatori stranieri per la sua fondazione di famiglia.

Nel frattempo il candidato repubblicano ha scelto di fare parziale dietrofront per quanto riguarda i toni dei suoi discorsi. Per la prima volta da quanto si è candidato come Presidente il tycoon ha infatti chiesto scusa agli elettori per aver usato parole sbagliate che sono risultate in offese: “A volte si dice la cosa sbagliata. L’ho fatto e che ci crediate o no mi dispiace“, ha affermato durante un comizio in North Carolina, riferendosi sopratutto agli oltraggi personali, pur senza scendere nel dettaglio.

Una mossa imprevedibili anche per i più attenti osservatori della campagna elettorale, che potrebbe indicare come l’imprenditore americano senta sempre più il fiato sul collo della rivale democratica: smorzare i toni e presentare un’immagine più conciliante sarebbe allora il disperato tentativo di riconciliarsi con parte dell’elettorato che si è sentito oltraggiato da alcune delle gaffe e delle dichiarazioni più roboanti di Trump.