Dopo una lunga campagna elettorale che lo ha visto trionfare alle primarie ecco che Donald Trump è stato finalmente incoronato come il candidato ufficiale dei Repubblicani alle prossime elezioni presidenziali americane.

L’investitura è avvenuta durante il secondo giorno della convention che si sta tenendo a Cleveland. Avendo superato ampiamente la soglia dei 1237 voti dei delegati necessari per presentarsi come il candidato vincitore (arrivando a 1725), per Trump si è trattata di una pura formalità, non essendovi sfidanti interni degni di questo nome.

Solo nella giornata di ieri c’era stato un tentativo di agguato da parte di una frangia Repubblicana che aveva avanzato dubbi su questioni burocratiche, ma il tutto si è risolto velocemente. E questo nonostante il voto finale – il cosiddetto roll call – abbia visto 721 delegati manifestare il proprio dissenso sulla scelta del tycoon (la maggiore espressione di divergenza interna dal 1976).

D’altro canto il risultato raggiunto da Donald Trump è il migliori di sempre per un candidato Repubblicano e il primato conquistato ai danni di 16 concorrenti deve aver pesato molto anche sui più scettici. Nulla sembra dunque fermare Trump nella sua corsa, neanche la polemica per il discorso che la moglie Melania (o i suoi ghost writer) ha copiato da quello di Michelle Obama.

Durante la serata sono saliti sul palco sia i figli Tiffany e Donald Jr.  - quest’ultimo ha affermato che “Il mio mentore, il mio migliore amico, mio padre, se eletto presidente renderà l’America di nuovo grande. Ancora più di prima” – ma anche lo speaker della Camera Paul Ryan che ha confermato il suo appoggio un po’ a sorpresa, dopo mesi di critiche anche feroci: “La prossima volta che vi sarà il discorso sullo stato dell’Unione non posso sapere dove saranno Joe Biden e Barack Obama. Io potrò essere trovato là, sullo scranno della Camera, insieme al vicepresidente Mike Pence e al presidente Donald Trump“.

Di certo l’establishment della destra americana è ancora stupefatto dalla volata del miliardario e le previsioni intorno alla sua battaglia finale contro Hillary Clinton (insultata e duramente criticata durante la convention) sono davvero incerte, sopratutto per la natura volatile di Trump.