Fabiana Luzzi è stata uccisa dal suo fidanzato perché si era rifiutata d’avere un rapporto sessuale; la conferma è arrivata per bocca dello stesso ragazzo, che ha confessato d’aver dato fuoco nonostante la ragazza lo supplicasse di non farlo. Il padre della vittima le aveva detto di lasciare quel ragazzo già da diverso tempo, ma la situazione è peggiorata. E il dramma a Corigliano Calabro, in provincia di Cosenza, è servito.

Morire a 17 anni prima accoltellata e poi bruciata viva cosparsa di benzina. Un racconto da mafia, quasi un’esecuzione per un pizzo non pagato o per uno sgarro fatto ad un boss della mafia. Ma questa volta no, si tratta di una semplice storia tra due fidanzatini. Finita male, per la troppa gelosia di lui. In città il ragazzo era indicato come un tipo irrequieto, a tratti violento, capace di azioni eclatanti. Avevano ragione.

L’accaduto: il venerdì il ragazzo non era andato a scuola (frequenta la quarta classe dell’istituto tecnico per geometri a Corigliano), aveva litigato con Fabiana. Ha trascorso la notte pensando a cosa fare per tornare assieme a lei; l’ha aspettata fuori da scuola, l’ha inseguita e costretta a salire sul suo motorino. In tasca aveva addirittura un coltello. Era stato ricoverato nel centro grandi ustionati di Brindisi dopo essersi presentato nel pomeriggio nell’ospedale di Corigliano: aveva segni al viso e in altre parti del corpo. Ai sanitari aveva raccontato d’essersi ferito mentre armeggiava con il suo motorino; ha cercato prima di giustificarsi, ma poi ha dovuto ammettere la triste vertià.