Gli inquirenti stanno cercando di capire qualcosa del terribile omicidio della donna decapitata – si chiamava Antonietta Gisonna. Quando i carabinieri sono intervenuti verso le due del mattino di domenica nel palazzo di via Amadeo 33, tra il quartiere di Città Studi e l’Ortica, alla periferia est di Milano – zona Lambrate -, si sono trovati davanti una scena da film dell’orrore: l’appartamento era devastato da Carlos Julio Torres Velesaca, il transessuale dell’Ecuador autore della carneficina, nel corridoio di ingresso, il corpo della vittima – era un’ex-infermiera con precedenti per spaccio – con un coltello ancora conficcato nel corpo e la testa mozzata – ritrovata poi in cortile. Il trans era in un’altra stanza con le mani sporche di sangue.

Nel primo interrogatorio, Carlo Julio Torres Velesaca, con regolare permesso di soggiorno dal 2010, non ha aiutato molto le indagini. Tutto quello che ha raccontato  al sostituto procuratore Elio Ramondini in un paio d’ore è riassumibile in poche battute: “Abbiamo trascorso gli ultimi due giorni a bere, tirare cocaina e a ricevere qualche cliente. Sabato sera parlavamo di morte, credo. Abbiamo litigato. Poi non ricordo più niente“. Lei/lui continua a non ricordare perché ha sventrato con un coltello Antonietta Gisonna e perché ha lanciato come un pallone la sua testa nel cortile interno del palazzo.

E così non resta che attendere il risultato delle analisi tossicologiche per capire quanta droga hanno assunto i due protagonisti di questa brutta storia – e valutare se la storia raccontata dal trans regge alla prova dei fatti. Per ora l’unica certezza è che Carlos Julio Torres Velesaca, era stata presentata ai vicini come una cugina, e da un paio di giorni era ospite fissa in casa di Antonietta Gisonna. Il transessuale verrà ascoltato in carcere dal gip Anna Magelli anche martedì mattina, per l’udienza di convalida dell’arresto chiesto dal pm Ramondini. E forse in questa occasione potrebbe dire qualcosa di più e dare un minimo di senso a questa storia.