Claudia Bordoni, una donna di 37 anni incinta di 2 gemelli, è morta nel reparto di Patologia della gravidanza della clinica Mangiagalli di Milano dov’era ricoverata da 36 ore. Il decesso della donna alla 24esima settimana di gravidanza è avvenuto giovedì nel primo pomeriggio. I medici hanno trovato la donna in condizioni critiche nel letto d’ospedale. Inutili i tentativi di salvarla. La donna vomitava sangue ed era già agonizzante. L’ipotesi è che la morte sia stata causata da un’emorragia gastrica. Anche il cesareo d’urgenza praticato per cercare di salvare i bambini purtroppo non è andato a buon fine.

La Procura di Milano ha aperto un fascicolo d’inchiesta a seguito della denuncia del padre della donna, un ricercatore universitario. L’uomo ha presentato un esposto per chiarire le cause della morte della figlia. La magistratura ha sequestrato le cartelle cliniche e ha disposto un’autopsia.

Claudia Bordoni era rimasta incinta con la fecondazione assistita e da 6 mesi entrava ed usciva dagli ospedali lombardi per sottoporsi a controlli e scongiurare la minaccia di aborto che incombeva sulla gravidanza. A praticare la Pma erano stati i medici del San Raffaele. La donna era stata inoltre ricoverata al San Raffaele di recente dal 13 al 21 aprile. La donna era stata poi visitata anche presso il Pronto Soccorso dell’ospedale di Busto Arsizio.

L’inchiesta della Procura accerterà se ci sono state responsabilità dei medici o se il decesso della donna è legato alle complicazioni della gravidanza a rischio, che in Italia mietono 50 vittime all’anno. Morti spesso inevitabili anche quando ci si trova negli ospedali più avanzati del Paese, come la Mangiagalli, dove ogni anno nascono 6.500 neonati. La clinica in una nota si è detta fiduciosa sull’operato della magistratura e ha garantito la massima collaborazione agli inquirenti, esprimendo il suo cordoglio alla famiglia:

Abbiamo piena fiducia nell’operato dei medici e delle ostetriche, che hanno reso la Mangiagalli uno dei migliori e più sicuri punti nascita d’Italia. Non a caso la donna ci era stata affidata da un’altra struttura, proprio perché siamo punto di riferimento per gravidanze in cui sono possibili complicazioni.