Spesso e volentieri, quando ancora la Coniglia dondolava sul Chiambrettiano trespolo, mi è stato chiesto cosa fosse la sensualità. Una domanda difficile a cui rispondevo ogni volta in modo sconnesso, fumoso, criptico. “Una maschera” è la più famosa memorabile cazzata che sono riuscita a concepire durante un’intervista a “Mattino5″. Ancora oggi mi chiedo cosa intendessi dire. Probabilmente un benamato nulla. Una risposta di circostanza come un’altra.

Con il tempo ci ho poi seriamente meditato su. Alla fine sono giunta all’unica soluzione possibile: non si spiega. Non c’è una regola, non si può classificare come un fungo. La sensualità c’è o non c’è. Una donna può passare ore e ore davanti allo specchio, a mascherarsi la faccia a suon di fondotinta (spesso del colore sbagliato) e rossetto troppo vistoso, ma se priva di quel “non so che” che di solito distribuisce Madre Natura risulterà, nel migliore dei casi, bella. Ridicola e caricaturale in tutti gli altri casi. Quel mix strano di fiducia in se stesse, malinconia sorridente e leggerezza, non si riesce a riassumere.

O almeno pensavo questo fino a poco tempo fa: che la “sensualità”, “la femminilità”, non potessero essere descritte, ma solo vissute.

Oggi posso dichiarare che non solo io mi sbagliavo, ma anche Nostra Signora della Femminilità ha toppato: Marilyn sosteneva che la bellezza non avesse misure, che non era la donna con qualche chilo in più a essere brutta, ma che lo fosse il mondo. La Diva per eccellenza difendeva la sensualità dalla paranoia, dall’edonismo, dalla bellezza in serie taglia 40. E’ stata smentita. Ormai possiamo dirlo apertamente.

Nel 2013, anno della condivisione, dei social, di Instagram, del “vale tutto e difendiamo tutto”, alla “femminilità” hanno dato una taglia: 38/40. E la regolina vale per tutte. Dalle comuni mortali alle dive dei nostri giorni. Grida vendetta la foto di Belen uscita in questi giorni, immortalata  perfetta e splendida come sempre ufficialmente davanti al photocall di Mc Donald’s, per poi veder saltar fuori una foto dello stesso momento non ufficiale e non ritoccata: quattro chili in più da una parte, quattro chili meno dall’altra.

L’icona della “sensualità italiana” bacchettata da Photoshop. Da una parte un fetta del mondo donna ringrazia chiunque abbia fatto uscire le due foto: quattro chili in più durante una gravidanza colpiscono proprio tutte.

Dall’altra l’inquietante messaggio di una società troppo assuefatta alla perfezione: i chili di troppo non sono accettabili, la bellezza ha misure precise, una mamma che ha appena partorito non è una donna, ma una femmina di genere umano/mammifero che per riconquistare la posizione di donna sessualmente appetibiledeve ritornare velocemente entro certe misure specifiche.

Ormai possono essere scritti libri credibili in merito alla sensualità. Può essere riassunta facilmente: in una taglia. Massimo quaranta. Il contenuto della taglia è trascurabile.

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