C’è ancora speranza per qualcuno di quella comitiva Erasmus che all’alba del 20 marzo stava viaggiando in pullman da Valencia a Barcellona.

Nell’incidente sono morte sette studentesse italiane ma Laura Ferrari, in coma farmacologico da dieci giorni, ce l’ha fatta e martedì pomeriggio ha riaperto gli occhi. Le vertebre del collo sono fratturate e i chirurghi dell’ospedale con un intervento lunghissimo le hanno ricostruito quasi interamente la parte sinistra del cranio ma, nonostante tutto, la ventitreenne di Modena è fuori pericolo di vita. Lorenzo, fratello ventisettenne di Laura, si è dimostrato entusiasta e ha annunciato la notizia al cellulare:

Laura finalmente si è svegliata. Mia sorella ha aperto gli occhi. Prima ha fatto un sorriso a mamma Annunziata che era lì accanto al letto e quasi sveniva dall’emozione, poi ha mosso la testa per far capire che riconosceva anche papà Riccardo. È stato bellissimo, un grandissimo giorno per noi. Poi lei ha detto pure qualche parola, ma non l’abbiamo capita e comunque fa niente, va bene così, dopo giorni di paura e incubi…”.

A seguire Laura ci stanno pensando i medici di terapia intensiva dell’ospedale Santa Creu e San Pau di Barcellona che, dopo dieci giorni, hanno provato a fermare la somministrazione di farmaci alla ragazza per capire come avrebbe reagito il suo corpo:

“Le hanno tolto anche il respiratore per qualche minuto. E Laura così per la prima volta è tornata a respirare autonomamente. Nonostante la morfina è riuscita a pronunciare pure qualche parola. Insomma, progressi enormi rispetto al giorno di Pasqua, quando aveva mosso soltanto le palpebre. Stanotte, penso, la riaddormenteranno con i farmaci, ma ci hanno detto comunque che non è più in pericolo di vita. E questa è la cosa che conta”.