Il caso portato alla ribalta da dj Fabo non è l’unico e non lo sarà probabilmente mai finché non si giungerà ad una legislazione che regoli adeguatamente la fine vita. E così, proprio dopo il caso di dj Fabo, che tetraplegico e cieco da tre anni, aveva chiesto di andare a morire in Svizzera (dove l’eutanasia, qualora ne ricorrano i presupposti, è legale) e vi era stato accompagnato da Marco Cappato per farlo, un’altra persona chiede di poter usufruire del suicidio assistito.

Si tratta di Davide, che ha chiesto all’associazione Luca Coscioni per cui Marco Cappato lavora, di poter essere accompagnato in Svizzera, proprio come dj Fabo, e lì poter mettere finalmente fine ad una vita che non si sente più di vivere. Davide, che oggi ha 53 anni, si è ammalato di sclerosi multipla quando ne aveva 27 ed è già partito per la Svizzera in compagnia di Mina Welby (moglie di Piergiorgio Welby, che tanto si era battuto contro l’accanimento terapeutico).

Davide ha ottenuto aiuto economico anche dal sito soseutanasia.it, che gli ha permesso di raccogliere tutti i soldi necessari per ottenere il suicidio assistito in Svizzera (una somma pari a circa diecimila euro). Alla notizia che era possibile recarsi oltre confine per avviare la procedura, Davide avrebbe provato un senso di sollievo. Sull’eutanasia aveva infatti affermato: “La fine la immagino, serena, molto dolce. Per me il viaggio sarà una liberazione. La liberazione. Come un sogno, come una vacanza. L’unica cosa che mi fa sorridere, adesso, è il pensiero di questo viaggio“.

Per l’uomo, che percepiva soltanto una pensione di 790 euro al mese e con una mamma pensionata che lo assisteva, era infatti inimmaginabile riuscire a trovare la somma di denaro necessaria. Chissà se in parlamento, dopo il clamore del caso suscitato da dj Fabo, si possa tornare seriamente a discutere di una legislazione che possa rispettare tutte le opinioni in fatto di fine vita…