Nuovo caso di violenza presso il pronto soccorso dell’ospedale Vittorio Emanuele di Catania: dopo il caso del 1 gennaio, quando avvenne un raid punitivo ai danni di un medico, ora è la volta di una dottoressa aggredita da una paziente.

Gli eventi risalgono alla sera di sabato scorso, quando la dottoressa e un’infermiera sono state tempestate di calci e pugni da una donna accompagnate da altre tre persone, che inoltre avrebbero minacciato di morte le due e distrutto due computer presenti nella sala.

A far andare in escandescenze il gruppetto il rifiuto di accertamenti ritenuti non urgenti, che la dottoressa, come da prassi, ha consigliato di far prescrivere al medico di famiglia.

Dal racconto della vittima si evince che la signora di circa trent’anni aveva già in precedenza effettuato elettrocardiogramma punti enzimatici. La donna è entrata nella stanza chiedendo spiegazioni e ulteriori esami, al che il medico ha consigliato una verifica per la presenza dell’herpes noto come fuoco di sant’Antonio, da effettuare però al di fuori del pronto soccorso.

Il gruppo ha quindi preteso che fosse la dottoressa a eseguire l’esame sul momento, e ha iniziato a insultare e picchiare la donna. Solo l’intervento degli infermieri e dei vigilantes ha evitato che la situazione degenerasse e che la vittima non subisse ferite ancora più gravi.

Il sindacato Fis-Usae ha denunciato la situazione in una nota: “È inconcepibile che, ancora oggi, dopo appelli, denunce, richieste di incontri con i prefetti e comunicati stampa gli infermieri, medici e tutto il personale sanitario dei pronto soccorso e dei reparti che operano, in prima linea, per la tutela del cittadino, siano oggetto di aggressioni. Ancora una volta – aggiunge – ci ritroviamo a raccontare e denunciare episodi in cui colleghi, armati solo di competenza, serietà e professionalità, si scontrano con l’arroganza e la prepotenza di chi conosce solo il linguaggio della violenza.  Chiediamo l’intervento di tutte le istituzioni interessate”.