Mario Draghi fa un altro passo – sempre a parole – verso il tanto atteso Quantitative easing (QE), Con questo parolone si intende l’acquisto di attività finanziarie dalle banche del sistema di azioni o titoli, anche tossici, che determina un effetto positivo sulla struttura di bilancio di chi vende. L’intervento del governatore della bce è avvenuto a Francoforte in apertura del Congresso europeo dei banchieri.

Che cosa ha detto? “Se la traiettoria attuale della politica monetaria non dovesse rivelarsi sufficientemente efficace a raggiungere questo obiettivo” – ovvero un inflazione al 2% “o se dovessero materializzarsi ulteriori rischi sull’inflazione, aumenteremo la pressione e allargheremo i canali tramite i quali interveniamo alterando ritmo, mole e composizione dei nostri acquisti” di titoli – aggiungiamo noi.

Queste parole vanno aggiunte a quelle dette in occasione di un’audizione al Parlamento Europeo. In quell’occasione, Draghi aveva parlato esplicitamente della possibilità di comprare titoli di Stato. E oggi è sembrato andare al di là di questo obiettivo. Colpisce anche il fatto che per dire queste cose ha scelto un giorno particolare, quello in cui la Banca centrale europea ha iniziato ad acquistare titoli garantiti da mutui o altre attività – le cosidette Asset-backed-securities.

Mario Draghi ha parlato anche dei cambi – sempre in relazione con il Quantitative easing – ed è una novità. Il QE fatti in passato dalla Fed Usa e dalla Bank of Japan “hanno portato a una significativa svalutazione dei rispettivi tassi di cambio, anche in una situazione in cui i rispettivi rendimenti di lungo termine erano già molto bassi”. Se la Bce si comportasse nello stesso modo – il messaggio è chiaro – si verificherebbe lo stesso deprezzamento per l’Euro.

Insomma il Qe avrebbe diversi effetti positivi. A cominciare dal ritorno stabile all’inflazione. Non siamo scivolati nella deflazione, ma siamo ancora in una situazione potenzialmente problematica. Solamente Finlandia ed Austria hanno un’inflazione superiore all’1%, mentre nella zona Euro il dato medio è dello 0,4%. Meglio del dato di settembre – eravamo allo 0,3% – ma ancora troppo vicina allo zero.

Ma oltre all’inflazione c’è dell’altro: i progressi registrati in campo finanziario “non si sono trasferiti appieno in quella economica”, perb cui la congiuntura “resta difficile”. E una conferma è arrivata dall’indice Pmi diffuso ieri. E – arriva un altro appello al rilancio degli investimenti europei – per uscire da questa situazione, oltre alla politica monetaria espansiva, ci vuole una politica di bilancio che si muova nella stessa direzione. Vediamo se questa volta i tedeschi lo ascoltano – sull’argomento però sono pessimista.

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