E’ finita la latitanza del re della droga messicano, ‘El Chapo’ Guzman. Il numero uno del Cartello di Sinaloa è stato arrestato dalle autorità americane e messicane in Messico durante una festa in un hotel a Mazatlan, città marittima sulla costa. L’operazione è avvenuta grazie a una collaborazione delle forze dell’ordine messicane e dell’intelligence americana e il blitz è stato messo in atto da forze speciali della Marina militare messicana supportata da agenti Cia. Negli Stati Uniti Guzman era in testa alla lista dei principali ricercati della Drug Enforcement Administration e sulla sua testa pendono  diversi capi d’accusa tra cui, ovviamente, quello per traffico internazionali di stupefacenti.

Il cartello di Sinaloa che guidava é fortemente implicato nella guerra della droga in corso in Messico che insanguina il Paese da decenni e che ha fatto migliaia di vittime. Il suo impero della droga ha sfruttato il boom della cocaina negli Stati Uniti, creando corridoi privilegiati per entrare nel Paese tramite l’Arizona e collegamenti diretti con la Colombia. Poi l’apertura al mercato della marijuana e dell’eroina con l’espansione in Europa e in Australia. Guzman era latitante dal 2001 quando scappò dal carcere grazie a un furgone che trasportava biancheria sporca.

Probabilmente rifugiatosi in Argentina o in Guatemala, in molti avevano accusato il governo dell’ex presidente del Messico Felipe Calderon di averlo protetto. Secondo la rivista Forbes, nella latitanza il patrimonio di Guzman sarebbe cresciuto di oltre un miliardo di dollari facendolo diventare uno degli uomini più potenti del mondo. Ma ‘el Chapo’ è temuto soprattutto per la sua ferocia: noto per torture, mutilazioni, sequestri e omicidi tra cui quello (di cui è accusato) di Juan Jesus Posadas, il cardinale messicano ucciso nel 1993. La sua ferocità non gli farebbe risparmiare neppure donne e bambini, e dalle sue ‘gesta’ è tratto iil celebre “El poder del perro”: come nel romanzo, a essergli fatale si pensa sia stata proprio una donna.

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