Sono stati liberati i due giornalisti italiani, inviati della trasmissione di Rai 3 “Report”, che si trovavano in Congo per ricostruire la vicenda di una presunta tangente Eni. Una notizia che era stata tenuta nascosta per favorire probabilmente l’attività della diplomazia italiana. I due, quindi, erano stati arrestati dai servizi di sicurezza del Congo a Point Noir visto che – ufficialmente – erano sprovvisti del visto giornalistico.

Giornalisti arrestati in Congo, sequestrato il girato

“Adesso tocca uscire dal Congo” è stato uno degli ultimi messaggi inviati dal giornalista di “Report” a Sigfrido Ranucci che ha preso le redini del programma dopo l’addio di Milena Gabanelli. Subito dopo lo informava che in hotel erano appena arrivati agenti della sicurezza per conoscere “la lista dei nomi e nazionalità delle persone”. Da quel momento il vuoto fino al rientro, stanotte, in Italia all’aeroporto di Fiumicino.

Giornalisti arrestati in Congo, segregati per tre giorni

I due giornalisti, stando a quanto scrivere il Corriere.it, sarebbero stati segregati per tre giorni e due notti, seduti su una sedia di plastica in una stanzetta di due metri quadrati invasa di insetti. Fondamentale è stato l’intervento dell’ambasciatore Andrea Mazzella e del Ministero dell’Interno italiano. In cambio della loro liberazione, sono stati sequestrati telefoni, computer, telecamere, sim e il girato dell’intervista all’imprenditore italiano Fabio Ottonello (che ha sposato una delle figlie del presidente della Repubblica del Congo).

Il servizio sull’Eni andrà comunque in onda su Rai 3.