Il boss di Cosa Nostra è morto stanotte alle 3.37 nel reparto detenuti dell’ospedale di Parma: proprio ieri Totò Riina aveva compiuto 87 anni. Dopo essere stato sottoposto a due delicati interventi chirurgici, era entrato in coma e le sue condizioni di salute erano peggiorate al punto che il Ministro della Giustizia Andrea Orlando – su parere favorevole dell’Amministrazione penitenziaria e della Procura nazionale antimafia - aveva autorizzato, in via del tutto eccezionale, la visita dei suoi familiari.

Considerato ancora oggi capo indiscusso di Cosa Nostra, è stato latitante per 24 anni: dietro le sbarre stava scontando una pena cumulativa di 26 ergastoli. Dalla strage di via Lazio a quella in cui persero la vita Falcone e Borsellino nel 1992. Un uomo che non si è mai pentito, che non ha mai collaborato con i magistrati e che proprio recentemente dal carcere aveva minacciato di morte altri magistrati. Attualmente era imputato di minaccia a Corpo politico dello Stato nel processo sulla trattativa Stato-Mafia.

Recentemente si era discusso di un’ipotetica scarcerazione del boss di Cosa Nostra a causa delle sue pessime condizioni di salute: istanza rigettata dal Tribunale di Sorveglianza di Bologna. A febbraio, tra l’altro, parlando con la moglie in carcere, diceva: “Sono sempre Totò Riina, farei anche 3.000 anni di carcere”.