Il termine ebbene costituisce una congiunzione composta (da ‘e’ + ‘bene’) e può essere classificato come parte ‘invariabile del discorso’, finalizzata a collegare tra loro due elementi all’ interno di una proposizione, oppure due o più proposizioni all’ interno di uno stesso periodo.

Più nello specifico, ebbene è generalmente utilizzato per introdurre una deduzione o una conclusione che segue quanto si è detto in precedenza (es: “Non hai voluto seguire i miei consigli; ebbene, questo è il risultato”; “Volevate il confronto, e. lo avrete”), ma può essere usato anche per esprimere una concessione (es: “Ebbene, faccia come vuole”); in forma interrogativa, qualora si desideri sollecitare una risposta (es: “Ebbene, com’ è andata?”; “E., cosa, cosa farai?”) e in forma affermativa (es: “Ebbene sì, partirò!”; “E., ho deciso!”) per comunicare con particolare enfasi una decisione o un’ opinione.

Sinonimi di ebbene possono essere considerati: dunque, orbene, di conseguenza, ed ecco, sicché,  ergo, pertanto, allora, quindi (con valore conclusivo) e allora, quindi, dunque (con valore sollecitatorio).

Ulteriori esempi di utilizzo sono: “E. lo ammetto, ho mentito!”; “E., non mi sono accorto di nulla”; “E., sappi che si opporranno in molti”; “E., i dati Istat mostrano che non è così”; “E., credi che Marta faccia sul serio?”; ecc.