Con il termine ebbio si indica una pianta erbacea perenne (il Sambucus ebulus) a portamento cespuglioso, alta sino a 150 cm, caratterizzata da odore sgradevole ed appartenente alla famiglia della Caprifogliacee. Simile al sambuco, non va tuttavia confuso con esso poiché i suoi frutti sono tossici.

Conosciuto anche con il nome di sambuchella o falso sambuco, l’ ebbio cresce spontaneo in luoghi incolti, ai bordi dei campi, ai margini dei boschi, lungo sentieri, fossi e in luoghi umidi in genere. La pianta presenta foglie lunghe e lanceolate, di colore verde intenso e fiori bianchi riuniti in grandi infiorescenze ombrellifere rivolte verso l’ alto (periodo di fioritura tra giugno e agosto), mentre i frutti sono costituiti da piccole drupe nere (bacche) di 4-6 mm, rigonfie di un succo rosso scuro da cui in passato si ricavavano inchiostro e tinture. Esse contengono tuttavia glucosidi cianogenetici tali che, se consumati in dosi eccessive, possono provocare avvelenamento e sintomi quali vomito, dolori addominali e diarrea.

Nonostante la tossicità di alcune sue parti, l’ ebbio vanta comunque molte proprietà medicinali ed è stato per secoli impiegato come rimedio popolare. La sua radice ha effetti lassativi e diuretici; la corteccia essiccata viene impiegata come antireumatico; le foglie mitigano i dolori reumatici e vengono usate su piaghe e ferite, mentre i fiori (sempre essiccati) hanno proprietà sudorifere ed espettoranti, risultando così utili nelle affezioni bronchiali e dell’ apparato respiratorio in genere.