I numeri riguardanti la diffusione del virus Ebola si fanno sempre più impressionanti: i casi riportati di avvenuta infezione sono arrivati a circa 16mila, mentre i decessi ammonterebbero a circa un terzo, per un totale di 5689 vittime. Queste cifre, fornite dalla WHO, la World Health Organization – l’Organizzazione Mondiale della Sanità, includono tutte le statistiche registrate nelle otto nazioni in cui si sono sviluppati dei focolai.

Praticamente tutti i decessi, a eccezioni di 15 casi, si sono verificate in Guinea, Liberia e Sierra Leone, Paesi nei quali, solo nell’ultima settimana, si sono verificati circa 600 nuovi contagi. In particolar modo a preoccupare gli esperti sarebbe la Sierra Leone, nella quale la capacità di propagazione del virus potrebbe superare quella degli altri due Stati.

Le autorità dello stato africano hanno chiesto l’intervento militare degli Stati Uniti allo scopo di aiutare i loro medici nella lotta all’Ebola, portata avanti con maggiore difficoltà rispetto ai vicini. Tuttavia è la situazione generale a impensierire gli esperti, poiché da quanto si stima meno del 70% dei pazienti sarebbe stato isolato come prevede la corretta procedura medica. Per questo motivo la WHO sta organizzando visite di controllo nella Repubblica Centrale Africana, Niger ed Etiopia per la prossima settimana, al fine di comprendere la preparazione di questi stati.

Intanto in Italia il medico di Emergency ricoverato a Roma dopo essere stato contagiato sarebbe in buone condizioni e non avrebbe ancora manifestato alcun sintomo emorragico. Naturalmente si trova in isolamento e sotto osservazione da parte di un’equipe medica. Segnali incoraggianti arrivano anche dagli Stati Uniti, dove un vaccino per il virus, denominato ChAd3, ha superato la prima fase dei test clinici, cui seguiranno le sperimentazioni delle fasi 2 e 3 in Africa, a partire dall’inizio del 2015.

Foto: EU Humanitarian Aid and Civil Protection via photopin cc