Il virus Ebola minaccia le donne incinte in Africa, sia direttamente che indirettamente. È quanto rivelano le stime del Disasters Emergency Committee (DEC), una sigla che riunisce molte organizzazioni benefiche già attive sul territorio, così come il Fondo delle Popolazioni delle Nazioni Unite: senza interventi urgenti e integrati, la mortalità tra mamme e neonati sarà destinata a un nuovo picco.

Una donna su sette nelle nazioni colpite da Ebola – Sierra Leone, Liberia e Guinea – rischiano di incorrere in complicazioni anche fatali durante il parto. Questo perché gli ospedali sono ormai stati riconvertiti in centri per la gestione del virus e, in assenza di altre risorse, i reparti di ostetricia ormai scarseggiano. E anche quelle poche realtà rimaste attive non sono più la soluzione ideale per le donne gravide, poiché recarsi in ospedale significa aumentare il rischio di esporsi all’epidemia. Così sempre più donne decidono di partorire in casa, con tutto quello che ne consegue per la sopravvivenza del neonato.

Proprio queste tre nazioni avevano segnato negli ultimi anni un trend positivo: è cresciuto infatti il numero delle donne incinte che ha optato per assistenza ospedaliera durante il parto. Un fatto fondamentale per delle aree del mondo ad elevatissima mortalità infantile, un obiettivo oggi minacciato proprio dalla temibile infezione.

Potrebbero essere 800.000 le donne che partoriranno nelle nazioni affette nei prossimi 12 mesi, 120.000 delle quali potrebbero imbattersi in complicanze durante il parto che in infezioni nei giorni immediatamente successivi. Si stima, di conseguenza, che la mortalità infantile possa crescere fino al 15%.

Non è però tutto. Non solo le future mamme non ricevono adeguata assistenza e informazione, anche per evitare il rischio di contagio ben prima del parto, ma spesso sono abbandonate a loro stesse. Le associazioni locali riportano diversi casi di partorienti lasciate sole per strada, prive di soccorsi perché nella popolazione vi sarebbe molta paura verso i fluidi corporei, primo veicolo dell’infezione da Ebola. E così le gestanti rischiano costantemente la morte e, con esse, i loro futuri nascituri.

Fonte: The Guardian

Immagine: Madre e figlia via Pixabay