Una delle maggiori preoccupazioni che si diffusero ai tempi della recente epidemia di ebola in Africa fu quella di una possibile mutazione che permettesse al virus di diffondersi anche attraverso via aeree.

Nell’agosto del 2014, quando il contagio sembrava inarrestabile, si notò che le mutazioni del virus stavano avvenendo al doppio della velocità prevista. Un ricercatore americano ipotizzò che una di queste modifiche avrebbe potuto portare a una diffusione aerea, accelerando incredibilmente l’epidemia.

In questi giorni però uno studio scientifico dell’Università della Florida, che porta anche firme italiane, ha analizzato l’evoluzione del virus attraverso varie decadi (dal 1976, anno d’origine in avanti) e ha smentito questa possibilità.

Lo studio, pubblicato sulla rivista di settore Nature Scientific Reports, ha scoperto che ogni epidemia registrata non ha portato a cambiamenti significativi del virus. La possibilità che l’ebola un giorno possa essere contratta attraverso il respiro esiste, naturalmente, ma le possibilità che ciò avvenga sono molto remote.

Taj Azarian, uno degli autori dello studio, afferma: “Non conosciamo virus che hanno cambiato così radicalmente il loro metodo di trasmissione. E sembra che il virus ebola sia molto più stabile di quanto i primi studi potessero suggerire”.

Al momento l’unica possibilità di contagio è attraverso il contatto diretto con fluidi corporei. Questo è anche uno dei fattori che ha reso possibile combattere l’epidemia attraverso misure mediche precauzionali di tipo igienico. Quella avanzata dallo studio è dunque un’ipotesi che non solo rassicura il pubblico riguardo una possibile pandemia, ma è anche confortante per tutti coloro che sono intenti nello studio di terapie utili.

Tuttavia non tutti sono d’accordo: a febbraio un ricercatore dell’Università del Minnesota in uno studio pubblicato su una rivista della Società Americana di Microbiologia ha dichiarato che la trasmissione aerea dell’Ebola potrebbe essere molto probabile.

Ultimamente il ministro della Salute sudafricano, Aaron Motsoaledi, ha dichiarato che nel suo Paese, nonostante la grande paura esistente tra i cittadini di contrarre il virus ebola, è molto più facile essere colpiti dalla tubercolosi, malattia per la quale urgono controlli e test.