Con il sostantivo femminile ebulliometria (composto dal tema lat. ebullire = “bollire” e -metria) in chimica e fisica si indica un particolare metodo, introdotto da E. Beckmann nel 1890, grazie al quale è possibile determinazione dei pesi molecolari attraverso la misurazione dell’ innalzamento ebullioscopico di una soluzione. Più nello specifico, per innalzamento ebullioscopico (in inglese BPE) si intende la differenza osservata tra le temperature di ebollizione di un solvente puro e quella di una soluzione in cui sia presente tale solvente. Il metodo ebulliometrico è tuttavia valido a patto che non si verifichino fenomeni di associazione o dissociazione nelle molecole del soluto, o d’ interazione tra solvente e soluto.

Sinonimo di ebulliometria può essere considerato il termine ebullioscopia, ovvero quella parte della chimica fisica che, mediante opportuni apparecchi detti ebullioscopi, studia le variazioni del punto di ebollizione delle soluzioni in funzione della loro concentrazione. Queste misurazioni, si rivelano tra l’ altro funzionali alla determinazione del peso molecolare delle sostanze in soluzione. Per soluzioni diluite e per un dato solvente, tale aumento è infatti direttamente proporzionale al peso molecolare del soluto, del quale è di conseguenza possibile la determinazione.