Con il sostantivo femminile ecatombe (dal greco hekatómbē, comp. di hekatón = ‘cento’ e bûs = ‘buoi’), presso gli antichi greci si intendeva un sacrificio di cento animali in onore degli dei, come quello offerto dopo la vittoriosa battaglia di Cnido, nel 394 a. C. Nel V secolo a.C., ad Argo, re Archino istituì addirittura le cosiddette feste ecatombee, durante le quali venivano sacrificati cento buoi, che venivano poi sezionati e distribuiti tra la popolazione. Per estensione, con il termine ecatombe è oggi possibile riferirsi  al sacrificio di molti animali, o all’ uccisione/morte di una grande quantità di persone (es. “Quella battaglia fu una e.”; “Lo tsunami del 2004 si è trasformato in una vera e propria e.”; ecc.). In tal caso sinonimi possono essere considerati: eccidio, massacro, carneficina, bagno di sangue, strage, tragedia, e così via. Nel linguaggio colloquiale, specie con intento scherzoso, con ecatombe è inoltre possibile riferirsi ad un avvenimento che, pur non avendo provocato morti reali, si è tuttavia rivelato una ‘strage’ (in senso figurato), come ad esempio gli esami di sbarramento a scuola. In tal caso si dirà “Agli esami c’è stata una vera e.”, o “Gli esami sono stati una vera e. quest’anno”, nel senso che in molti non hanno superato il test e sono stati rimandati. Per iperbole, in tal caso sinonimi possono essere considerati: strage, massacro, decimazione, falcidia, ecc.