E’ risaputo che l’Isis stia cercando di reclutare uomini in tutto il mondo, anche in Europa, persino in Italia. Nelle ultime settimane gli uomini del Califfato hanno rivendicato più attentati: basti pensare a quello di Nizza dove l’aggressore era già entrato in contatto con lo Stato islamico. Il mezzo di comunicazione preferito dal Califfato è senza dubbio internet: una “selva” oscura su cui devono indagare continuamente le forze dell’ordine di tutto il mondo, per sventare attentati, per evitare contatti tra europei e jihadisti. Una “selva” oscura che garantisce il totale anonimato.

Isis, Tor e Telegram i più utilizzati

I fatti dicono che il killer di Nizza ma anche il ragazzo che ha aggredito alcune donne con l’ascia in Germania e il kamikaze di Ansbach erano in contatto da tempo con lo Stato islamico. Hanno utilizzato internet per poter arrivare alle “menti” dei loro attentati, a quelli che in questi mesi stanno cercando di destabilizzare l’Occidente seminando il panico e causando stragi su stragi. Dalla Germania alla Francia. Repubblica.it parla, infatti, di un sistema ben congegnato utilizzato dall’Isis: darknet, Virtual private network, Telegram, Tor, mail cifrate con doppie password, software che falsificherebbero persino il gps dei cellulari e un’applicazione per bambini che insegnerebbe ad associare ogni lettera dell’alfabeto ad un oggetto.

Poi – continua Repubblica.it – c’è anche Opera, un browser che consentirebbe di navigare nel totale anonimato su Internet, sfuggendo ai controlli delle forze di sicurezza internazionali. Un browser utilizzabile con il sistema Android, quello preferito dai jihadisti. Da lì avrebbero scaricato persino i manuali per fabbricare ordigni mettendosi in contatto tra di loro per scambiarsi informazioni assai pericolose. In un forum di jihadisti, di recente, è stato scoperto un post con su scritto: ”Scaricate il software di Tor su una pennetta usb, utilizzatelo solo negli internet café: mai due volte nello stesso posto, mai due volte sullo stesso computer”. E sulle reti di telecomunicazione private precisano: “Non sono del tutto sicure, lasciano una traccia del numero seriale dell’hard disk da cui si può risalire a noi”.

Isis, per comunicare anche WhatsApp

Jihadisti, dunque, che non usano un semplice cellulare per comunicare (troppo facile da intercettare, ndr) ma che si avvalgono delle chat criptate di Telegram e WhatsApp. ”L’utilizzo massiccio di tecnologia per cifrare le conversazioni è un ostacolo serio. Dobbiamo scoprire un potenziale kamikaze dal comportamento che assume. Una volta individuato, allora, solo allora, lo monitoriamo con microspie e virus digitali” fanno sapere i servizi segreti.