I libri sono ottimi compagni di vita e di viaggio: ci fanno sognare, innamorare, ridere e piangere; tengono compagnia e stimolano la nostra immaginazione, facendoci conoscere luoghi e tempi che mai vivremo. Sono in molti coloro che non rinuncerebbero per nulla al mondo ad un libro sul comodino, eppure i lettori non sono mai abbastanza (secondo i dati Istat, oltre metà degli italiani non finisce neppure un libro nell’arco di un anno). Ma perché tanta attenzione riservata ai i libri? Perché nessuno si preoccupa se i ragazzi che giocano a calcio o che usano video games sono in diminuzione, mentre se cala la fascia di lettori scatta subito un campanello d’allarme? Ebbene, dimensione romantica a parte, numerosi sono gli studi che hanno recentemente dimostrato e individuato come e quali preziosi effetti la lettura è in grado di esercitare sulla mente, e non parlo solo delle sfera psichica ed emozionale, bensì anche di quella fisica, di aree del cervello che attraverso la lettura di libri si “accendono”, fino a modificare la propria struttura.

Secondo quanto riportato da Open Education Database, che si è occupato di stilare la classifica delle cose che succedono nella nostra mente quando si legge un libro, la lettura sarebbe infatti in grado di alterare la struttura del nostro cervello, aumentando, nella zona adibita al linguaggio, la quantità di materia bianca, in soli sei mesi di programma intensivo. Un gruppo di ricercatori della Stanford University ha poi dimostro come diversi tipi di lettura stimolino differentemente il nostro cervello: lo studio letterario stimola, per esempio, le funzioni cognitive, mentre la lettura di piacere fa affluire maggiori quantità di sangue in diverse aree. Ma non solo. Secondo degli studi effettuati su un gruppo di studenti, leggere in lingua aiuterebbe addirittura il cervello a crescere: dopo 3 mesi è stato infatti constatato un vasto miglioramento dell’ippocampo e della corteccia cerebrale.

La struttura della storia stessa ci aiuterebbe inoltre a pensare meglio: i libri sono infatti composti da tre parti essenziali, l’inizio, lo sviluppo e la conclusione, stimolando così il nostro cervello a pensare in sequenza, con un conseguente miglioramento sulla capacità di attenzione. Ecco perché si raccomanda di avvicinare i bambini ai libri il prima possibile, magari attraverso la lettura ad alta voce, che a sua volta “mette in moto” il cervello permettendogli di immagazzinare un gran numero di informazioni. Quando si legge (o si ascolta un racconto, nel caso dei più piccoli) il cervello scatta infatti una serie di istantanee visive degli oggetti e dei luoghi descritti, fatto che, secondo alcuni studi, permetterebbe di riconoscere molto più velocemente oggetti mai visti, o con i quali non si ha famigliarità. Ciò dimostra che, per il nostro cervello, leggere esperienze sia molto simile ad averle vissute realmente in prima persona, facilitandoci nella comprensione del mondo ed aiutandoci a sviluppare empatia. Con la lettura (ed in particolare attraverso i libri di narrativa) acquisiamo infatti immagini di oggetti e luoghi, ma viviamo anche le emozioni dei personaggi della storia, come dimostrato dai ricercatori della New School for Social Research in New York, che sottolineano l’importanza di vivere in una comunità che promuova la lettura allo scopo di migliorarne le capacità empatiche.

Una sempre maggiore quantità di studi dimostra dunque come i libri siano una fonte inesauribile di benessere e, specialmente nel mondo anglosassone, si sta diffondendo quella che può a tutti gli effetti essere definita “biblioterapia”, ovvero la cura attraverso i libri; una particolare terapia sperimentata agli inizi del ‘900 dallo psichiatra William Menninger che iniziò a prescrivere ai suoi pazienti percorsi di lettura mirati, notando significativi miglioramenti. Il meccanismo con cui i libri “guariscono” è infatti la loro capacità di aprire la mente: la sofferenza, sia fisica che psichica, porta all’isolamento, mentre i libri ci connettono invece con il mondo. Attraverso le storie ci si identifica nei personaggi, per affinità o per contrasto e si viene stimolati a trovare in se stessi le più efficaci capacità di reazione. Oggi la biblioterapia viene usata spesso con pazienti che soffrono di disturbi d’ansia, depressione e problemi alimentari, ma significative esperienze sono state condotte anche su malati psichiatrici gravi, in progetti diretti ai detenuti, nelle scuole, per contrastare il bullismo e negli ospedali. La terapia può infatti rivelarsi un valido sostegno anche in caso di malattie oncologiche e cardiologiche, come dimostrato da Francesco Bovenzi, presidente dell’Associazione Nazionale Medici Cardiologi Ospedalieri e responsabile della Cardiologia presso l’ospedale di Lucca.

Leggere  ci aiuta dunque a capire meglio il mondo, noi stessi e gli altri, mette in moto la nostra mente, ci insegna a scorgere particolari, stimola l’empatia, a pensare in modo sequenziale, aiuta a curare svariati disturbi e, non meno importante, ci fornisce la scusa per concederci del tempo per noi, una piccola e meritata coccola quotidiana! Perchè, come sapeva Marcel Proust: “la lettura, a differenza della conversazione che subito svanisce, penetra nell’anima”.