Gli italiani non hanno fiducia nella ripresa economica e nella possibilità di pianificare e forgiare il futuro. Sette persone su 10 pensano che la ripresa sia una chimera. Il 70% sostiene che il Jobs Act abbia soltanto aumentato il precariato e il lavoro nero. A rivelarlo è una recente indagine condotta da Demos-Coop che dipinge un quadro a tinte fosche sulle aspettative del Belpaese. Ben due italiani su tre infatti ritengono inutile fare progetti a lungo termine per sé e per la propria famiglia a causa del clima di incertezza e dei troppi rischi.

L’indice di sfiducia attuale è addirittura più alto di quello registrato dal 2008 al 2010, anni in cui la crisi economica ha fatto sentire con più forza la sua morsa. L’insicurezza rispetto allo scorso anno è cresciuta di altri 7 punti. A complicare il quadro è la reazione degli italiani al quadro incerto. Di fronte a un clima statico che lascia poco spazio all’ottimismo la popolazione non si ribella, non si indigna, non cerca di ribaltare il quadro. Tutt’altro: i sentimenti più comuni sono la rassegnazione, la delusione, l’assuefazione al declino. Stati d’animo che difficilmente causeranno uno scossone. Per resistere gli italiani non provano a ribellarsi ma praticano l’arte dell’arrangiarsi, che rappresenta un vicolo cieco.

L’indagine ha inoltre fatto emergere il progressivo declino del ceto medio, che si avvia alla scomparsa. Il 54% degli italiani interpellati infatti sostiene di appartenere a un ceto basso o medio-basso. Una percentuale di 12 punti superiore rispetto al 2011. Solo il 39% delle persone si colloca nel ceto medio a fronte del 50% registrato nel 2011.

La sfiducia maggiore si registra tra i disoccupati, gli operai, le casalinghe e i pensionati. Gli esperti invitano a prestare molta attenzione al senso di insicurezza e allo scivolamento sociale che sta interessando ampie fette della popolazione. Un Paese che non ha fiducia in un futuro migliore non può crescere ma solo generare malessere, disagio sociale e malcontento.