Nicolai Lilin, nato in Transnistria e italiano d’adozione, è al tempo stesso autore e protagonista di “Educazione Siberiana”, il libro shock in cui racconta la sua infanzia, adolescenza e maturità nella comunità criminale di origine siberiana (Urka Siberiani) stanziata in Transnistria, dopo la deportazione ad opera del regime di Stalin. La Transnistria è una regione dell’ex Repubblica socialista sovietica moldava (oggi Moldova) autoproclamatasi indipendente nel 1990. La comunità di cui fa parte Lilin è regolata da leggi interne non scritte ma rigidamente osservate, pena l’espulsione della comunità stessa. Esistono i divieti assoluti di stupro e strozzinaggio; lo spaccio di stupefacenti, i furti e le rapine sono consentiti se compiuti nei confronti dello stato e dei ricchi e l’omicidio è autorizzato se giustificato da una giusta causa. I membri della comunità siberiana si autodefiniscono “criminali onesti” e sono molto temuti in tutta la Russia, rivaleggiando con gli appartenenti a “Seme nero”, organizzazione criminale potente e capillare ma considerata moralmente inferiore dagli Urka perché hanno ormai infranto qualsiasi regola e tabù e si sono livellati con le mafie del resto del mondo.

Pubblicato da Einaudi nel 2009, subito accolto da un grande successo di pubblico, il libro è stato tradotto in 14 lingue e distribuito in 20 paesi nel mondo, ma su espresso divieto dell’autore non è stato tradotto in russo. Il successo di Educazione Siberiana fa guadagnare a Lilin gli elogi di Roberto Saviano, l’invito a numerose trasmissioni e talk show televisivi, nonché svariate proposte di trasposizione cinematografica.

Per fare questo film mi aveva contattato la Paramount Picturesracconta Nicolai “Volevano solo una firma, mi avrebbero dato parecchi soldi e poi avrebbero fatto tutto loro. M a ame questa storia non piaceva: Educazione siberiana è un libro che si presta a varie interpretazioni, è violento e romantico, può essere facilmente strumentalizzato, non volevo che lo facessero gli americani”.

Poi i produttori di Cattleya sono venuti a Torino per conoscermi, mi hanno detto che senza di me il film non si faceva, dopo le proposte inaccettabili della Paramount mi sembrava un buon inizio, penso che Salvatores avesse già letto il libro e avesse dato la sua disponibilità, io ho scritto la sceneggiatura, e ho assistito a parte delle riprese. Siamo entrati subito in empatia, ognuno dei due ha rispettato il ruolo dell’altro”.

Così lo scorso 28 febbraio, distribuito da 01 Distribution, e sostenuto dal MiBAC (Ministero per i Beni e le Attività Culturali) con 800.000 euro, è uscito nelle sale l’omonimo film di Gabriele Salvatores. Fulcro centrale del lavoro del regista premio oscar la formazione e la crescita di due ragazzi all’interno della comunità criminale. Accanto ai due giovani protagonisti un enorme John Malkovich interpreta l’anziano della comunità.

Dalla narrazione letteraria alla narrazione cinematografica è cambiato quasi tutto: il filone narrativo è diverso, abbiamo dovuto fare un’altra storia però usando gli stessi personaggi, le stesse espressioni, gli stessi luoghi, e cercando di ricreare gli stessi sentimenti“: dichiara Nicolai Lilin in merito al rapporto nato tra il testo letterario e la sua riscrittura filmica.

Lo stesso Lilin ha collaborato alla stesura del copione, firmato da Salvatores, Stefano Rulli e Sandro Petraglia: “un libro come Educazione siberiana si poteva trasformare in sceneggiatura per il cinema in molti modi, ma le minuziose descrizioni del mondo degli Urca siberiani residenti in Transnistria, generazioni di “criminali onesti” dalla rigida etica, obbligavano senza alternative alla creazione di una “storia” nel vero senso del termine, assente nel libro”. Come già avvenuto per la sua trasposizione teatrale (nata dalla collaborazione di Lilin e Giuseppe Miale di Mauro, la cui tournee, partita da Torino, farà il giro d’Italia) la scelta ricade su un rapporto di amicizia che diventa rivalità, una storia di valori che vengono messi in crisi dal progredire del tempo e dal corrompersi di una generazione, di destini che devono compiersi e di legami che dovranno, in qualche modo, sciogliersi.

Concentrato sul realizzare una storia che potesse risultare interessante per il pubblico, e impegnato nella  caratterizzazione di personaggi ideali per il racconto, Salvatores perde un po’ di vista il punto di partenza offrendo in fin dei conti l’ennesima storia di amicizia/rivalità. Tanto materiale interessante e originale quindi alla base del racconto, sprecato però da un plot che fa assomigliare “Educazione siberiana” a mille altre storie, quando invece il libro aveva uno dei suoi pregi principali nella sua unicità. Dopo un promettente avvio il film lascia dunque l’amaro in bocca per l’incapacità di rendere sullo schermo alcuni momenti chiave del libro, discostandosi di molto dal testo di partenza e facendo crescere la curiosità attorno al finale inizialmente concepito, e poi modificato in corso d’opera, come ammesso in un’intervista dallo stesso Salvatores.