Una motovedetta della Marina militare egiziana mercoledì notte è stata attaccata da quattro imbarcazioni. L‘attentato, avvenuto in pieno mar Mediterraneo,  ha causato almeno 5 morti, ma il bilancio è ancora provvisorio. Al momento, secondo fonti della Reuters, si cercano altri 8 dispersi.  I militari sono stati assaliti mentre effettuavano un pattugliamento di routine a 70 km dal porto di Damietta, un’area molto battuta dai trafficanti. Ne è nato uno scontro a fuoco che ha provocato la morte di 4 ufficiali, di alcuni degli attentatori e diversi feriti.

Secondo le prime ricostruzioni, l’Egitto avrebbe fatto ricorso all’aviazione per sedare il conflitto e affondare le imbarcazioni degli assalitori. L’operazione ha portato all’arresto di 32 persone. Le motovedette della Marina militare egiziana stanno ispezionando le acque per identificare i corpi degli altri assalitori finiti in mare durante lo scontro a fuoco.

Intanto si moltiplicano le ipotesi sulla natura dell’attacco. La più probabile è che si tratti di un attentato terroristico. Gli attacchi contro le forze armate egiziane sono in crescita da quando è stato deposto il presidente Mohammed Morsi, nell’estate del 2013. Già lo scorso 24 ottobre un attentato nel Nord del Sinai aveva ucciso 30 militari. I sospetti erano ricaduti sul gruppo jihadista Ansar Beit al- Maqdis, uno dei bracci armati dell’ISIS.

Mentre gli attentati sulla terraferma sono frequenti, gli attacchi diretti alle navi della Marina militare sono inusuali, malgrado le motovedette egiziane incrocino spesso imbarcazioni di trafficanti in quel tratto di mare. Il timore delle autorità egiziane è che i terroristi abbiano deciso di estendere le loro azioni al Mar Mediterraneo, mettendo a rischio l’intera Europa. L’attacco non è ancora stato rivendicato da nessun gruppo terroristico ma in questo momento i militari egiziani stanno interrogando gli assalitori tratti in arresto.

L’ex capo dell’intelligence navale egiziana, il generale Yosri Kandil, ha definito l’attacco “un salto di qualità per il terrorismo”.  Secondo Aaron Reese dell’Institute for the Study of War le modalità dell’attentato porterebbero però a escludere una matrice terroristica. Le armi utilizzate dagli assalitori, infatti, sono di piccolo calibro. Anche le imbarcazioni sono dei modesti pescherecchi. I terroristi solitamente utilizzano armi e mezzi più potenti.

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