L’Egitto vive ore drammatiche per l’esplosione di una bomba nel centro della capitale Il Cairo. Stando alle prime ricostruzioni delle autorità e dei media locali, l’attentato dinamitardo, rivendicato con un tweet da Punizione Rivoluzionaria, movimento vicino ai Fratelli Musulmani, avrebbe causato diversi feriti. L’emittente Nile News fa sapere che potrebbero esserci anche dei morti ma al momento non si conosce il bilancio esatto dell’esplosione. Dalle prime ricostruzioni si parla di almeno 6 feriti. Si tratterebbe di un ufficiale, di 4 poliziotti e di un civile.

L’AFP parla di almeno un morto, il quotidiano Al Ahram riferisce invece di due morti ma non ci sono riscontri ufficiali. Il timore della presenza di vittime è fondato. La bomba è infatti esplosa in un quartiere molto trafficato, in via Ramses, davanti al palazzo della magistratura, non lontano da piazza Tahrir. Nell’edificio hanno sede diverse sezioni dei tribunali egiziani, tra cui la Corte di Cassazione. Gli attentatori avrebbero piazzato la bomba sotto un’auto parcheggiata vicino al palazzo della magistratura.

Probabilmente l’obiettivo dell’attentato era colpire il posto di blocco della polizia situato nei pressi del tribunale. Il bersaglio potrebbe essere stato anche la vicina stazione della metropolitana. Gli attentatori annunciano che succederà qualcosa di ancora più grave nelle prossime ore.

L’esplosione della bomba a Il Cairo arriva dopo che un altro attentato ieri aveva ucciso due civili nel Sud dell’Egitto. L’esplosione era avvenuta davanti a una stazione di polizia con dinamiche molto simili. L’Egitto negli ultimi mesi è scosso dagli scontri tra i sostenitori dell’ex presidente Mohamed Morsi, deposto il 3 luglio del 2013, e le forze governative del neo presidente Abdul Fattah al-Sisi. In vista delle elezioni presidenziali, in programma per il 21 marzo del 2015, i Fratelli Musulmani fedeli a Morsi stanno prendendo di mira le forze di polizia.

I militanti hanno piazzato spesso bombe nella capitale, una forma di protesta violenta contro la repressione messa in atto dal governo contro i sostenitori di Morsi. Il 3 febbraio scorso un ordigno artigianale era esploso a Qasr el-Nil Street, non lontano da piazza Tahrir, simbolo della Primavera araba. Nella stessa data, altri due ordigni erano stati ritrovati all’aeroporto internazionale de Il Cairo e disinnescati dagli artificieri prima dell’esplosione.

Il governo de Il Cairo ha dichiarato più volte che gli attentati dei Fratelli Musulmani non impediranno il regolare svolgimento delle elezioni presidenziali. Abdul Fattah al-Sisi nei mesi scorsi è stato aspramente criticato dall’ONU per i processi multipli agli oppositori, condotti in modo sommario. Decine di sostenitori di Morsi sono stati condannati a morte e lo stesso ex presidente egiziano rischia la pena capitale per spionaggio e tradimento. Morsi è accusato di aver passato dei documenti secretati alla rete televisiva al Jazeera e al Qatar.