Gli Stati Uniti si trovano in una posizione d’imbarazzo, cosa che recentemente accade spesso. L’amministrazione di Barack Obama ha appoggiato direttamente Morsi fin dall’inizio e ha tentato un avvicinamento verso i Fratelli musulmani, i quali generalmente vedono gli americani come fumo negli occhi. E anche ieri, pur di fronte alla rivolta di un’intera nazione, il presidente degli Usa (foto by InfoPhoto) ha cercato di non sconfessare del tutto la linea creata da se stesso e dal precedente segretario di Stato, Hillary Clinton: “Sono preoccupato gravemente per la decisione delle forze armate egiziane di destituire il presidente Morsi e di sospendere la costituzione” – ha detto Obama, per poi cavarsela con un generico: “L’America si attende che i militari assicurino il rispetto dei diritti di tutti gli uomini e le donne in Egitto. Il migliore fondamento per una stabilità durevole in Egitto è un ordine democratico con la partecipazione di tutti: forze secolari e religiose, civili e militari“.

Anche in Europa si fatica a prendere posizioni precise. Il nostro ministro degli Esteri, Emma Bonino, ha dichiarato: “La prudenza è la linea migliore che possiamo seguire senza precipitarci in giudizi o affermazioni su situazioni complesse che non si possono ridurre in un tweet. E’ indubbio che in quella parte del mondo c’è una situazione di grandissima complessità“.

La Germania non l’ha presa bene. Il ministro degli Esteri Guido Westerwelle ha detto: “Questo è un enorme passo indietro per la democrazia in Egitto. E’ urgente che l’Egitto torni il più rapidamente possibile all’ordine costituzionale“.

Il capo della politica estera dell’Unione europea, Catherine Ashton: “Esorto tutte le parti a ritornare rapidamente al processo democratico, includendo libere e giuste elezioni presidenziali e parlamentari e l’approvazione di una Costituzione, per permettere alla nazione di ripristinare e completare la sua transizione democratica“.

La Russia, in una nota diffusa dal ministero degli Esteri, invita a non eccedere: “Consideriamo importante per tutte le forze politiche in Egitto esercitare autocontrollo, considerare gli interessi della Nazione e le conseguenze delle proprie azioni, e dimostrare che intendono risolvere i problemi in un quadro democratico, senza violenza e tenendo in considerazione gli interessi di tutti i gruppi sociali e religiosi“.

L’unica nazione che sembra apprezzare il nuovo corso politico egiziano è la Gran Bretagna. Il premier David Cameron ha dichiarato: “Noi non appoggiamo gli interventi dell’esercito nelle nazioni, ma ciò che ora è necessario accada in Egitto è una genuina transizione democratica. Tutti i partiti devono esserne coinvolti“. Più esplicito il ministro degli Esteri, William Hague: “La Gran Bretagna è pronta a riconoscere la nuova amministrazione in Egitto e a collaborare“.

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