In Egitto la Corte d’assise di Giza ha condannato a morte 183 persone, tutti membri dei Fratelli musulmani (una delle più importanti organizzazioni islamiste internazionali), accusati di aver ucciso degli agenti di polizia nel corso dei violenti scontri avvenuti nel Paese nel 2013. In contemporanea alla pubblicazione della sentenza di condanna a morte, il Ministro dell’Interno egiziano ha fatto sapere che un poliziotto è stato arrestato con l’accusa di aver ucciso un membro degli stessi Fratelli musulmani, che era piantonato in ospedale.

L’episodio che riguarda la condanna a morte dei 183 Fratelli musulmani riguarda soprattutto l’assalto ad un commissariato della polizia de Il Cairo, avvenuto nell’agosto del 2013 per protestare contro la deposizione del presidente Mohamed Morsi. La sentenza di primo grado sarà comunque appellabile per tutti coloro che l’hanno subita a proprio sfavore. Non tutti i Fratelli musulmani coinvolti sono stati però condannati: due sono stati assolti mentre un minorenne è stato condannato a dieci anni di pena detentiva.

Le condanne a morte di massa sembrano fioccare in Egitto: questa che coinvolge 183 persone sembra persino un’inezia rispetto alla condanna a morte di ben cinquecento persone avvenuta nel mese di marzo 2014. Molte di quelle condanne a morte sono poi state annullate in appello e uno dei giudici coinvolto nei processi è stato rimosso dal proprio incarico. Fra quelle cinquecento persone era presente anche il leader dei Fratelli musulmani, Mohamed Badie.

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