Impegnato sul fronte libico in raid e richieste d’aiuto all’Onu, l’Egitto non dimentica però la questione interna. È proprio di oggi la notizia della condanna a cinque anni di prigionia che ha colpito il blogger Alaa Abd El-Fattah.

L’attivista e rivoluzionario è una delle vittime delle nuova legge che restringe in Egitto il diritto alla manifestazione in piazza, fino quasi a farlo scomparire.

La sentenza è stata trasmessa in diretta tv, e ha coinvolto non solo Alaa, ma anche altri 15 attivisti, per i quali sono state comminate pene che oscillano tra i 3 e i 15 anni di carcere. In ogni caso la decisione dei giudici potrà essere sottoposta ad appello.

Il blogger è un noto attivista politico che in Egitto ha avuto un ruolo di spicco nel corso della rivoluzione contro Mubarak e che è già stato in carcere nel 2006 quando fu coinvolto in una manifestazione che chiedeva una maggiore indipendenza della magistratura.

Alaa venne rilasciato dopo 45 giorni di carcere. Il ragazzo, 33 anni, è poi stato di nuovo imprigionato per circa due mesi nel 2011, quando venne arrestato per essersi messo a capo di un moto di rivolta contro i soldati egiziani che avevano violentemente represso la protesta degli egiziani copti.

Membro di una famiglia che ha alle spalle una lunga storia di attivismo politico, Alaa non è soltanto un semplice blogger, ma è stato tra i fondatori di una celeberrima piattaforma di blog egiziani, Manalaa.

Oppositore tanto dei Fratelli Musulmani, organizzazione politica ormai messo al bando in Egitto, tanto quanto del regime militare, Alaa non è che l’ultima degli oppositori dei vari governi che sono stati messi a tacere con condanne politiche.

La legge contro le manifestazioni circa un mese fa ha provocato decine di morti. La foto di Shaimaa el-Sabbagh, l’attivista di un piccolo partito di sinistra, ha fatto il giro del mondo: la donna, colpita da un proiettile di gomma esploso dalla polizia, si è spenta tra le braccia del marito che cercava di soccorrerla, inutilmente.