Tensione alle stelle in Egitto oggi per la prevista manifestazione di protesta delle opposizioni contro il presidente Mohammed Morsi, nel giorno del primo anniversario del suo insediamento.

L’Egitto attende questo evento in un clima rovente la prova di forza dell’opposizione che scenderanno in piazza, già da ieri piazza Tahrir  al Cairo è colma di gente munite di bandiere nazionali, per chiedere le dimissioni di Morsi. Anche la moschea Rabaa el Adawya (filo-Morsi) è piena di manifestanti, e questo non è un bel segno se i due gruppi venissero a contatto.

Nelle ultime ore i morti sono saliti a otto, il giovane professore americano morto ad Alessandria e altri sette egiziani vittime della violenza che continua a sconvolgere l’Egitto da ormai troppo tempo causando centinaia di feriti, sedi di partito date alle fiamme e personale diplomatico straniero che è costretto, come quello statunitense, a lasciare il paese assieme alle proprie famiglie.

Nella giornata di ieri i partiti dell’opposizione, in vista della manifestazione di oggi, hanno comunicato di aver raccolto oltre 22 milioni di firme (1/4 della popolazione), che saranno depositate presso la Corte Costituzionale, contro la gestione dello stato del presidente Morsi, chiedendone le dimissioni, e dei fratelli musulmani.

Da parte sua Morsi nei giorni scorsi ha fatto dispiegare l’esercito e comunicato ai governatorati del paese di mettere in sicurezza le installazioni “vitali e strategiche”.

Il movimento Tamarod (Ribelli) che ha organizzato le proteste di oggi ha comunicato che le manifestazioni saranno pacifiche, annunciando le proprie rivendicazioni: elezioni presidenziali anticipate, presidenza ad interim al presidente della Consulta, formazione di un governo tecnico, scioglimento del Senato e sospensione della costituzione. “Le manifestazioni sono una prosecuzione della rivoluzione”, aveva dichiarato il 26 giugno il portavoce del movimento Mohamed Badr in una conferenza stampa. (foto by InfoPhoto)

A un passo dalla “catastrofe”, ha intanto annunciato al Azhar, la più importante istituzione sunnita, in vista della giornata di oggi.

Si è fatto sentire anche il presidente Usa Barack Obama dal Sudafrica, esprimendo tutti i suoi timori, anche per le possibili ricadute sulla regione di una persistente instabilità nel più popoloso Paese del mondo arabo. Intanto Washington ha già avvertito che una forza di pronto intervento composta di circa 200 marines Usa nelle basi di Sigonella, in Sicilia, e di Moron, in Spagna, si tiene pronta a partire per l’Egitto se si rendesse necessario proteggere le sedi e gli interessi americani nel paese.