La tensione in Egitto continua a crescere, in vista delle elezioni parlamentari indette dal presidente Abdul Fattah al-Sisi per il 21 marzo del 2015. I Fratelli Musulmani, fedeli all’ex presidente Mohamed Morsi, deposto il 3 luglio del 2013, stanno mettendo in atto una serie di attentati e scontri con le forze governative. Questa mattina un ordigno artigianale è esploso a Qasr el-Nil Street, al centro della capitale Il Cairo, non lontano da quella piazza Tahrir simbolo della Primavera araba. Al momento non ci sono informazioni su eventuali vittime.

I militanti della Fratellanza hanno preso di mira anche l’aeroporto de Il Cairo. A suscitare lo stato di massima allerta nel Paese è stato il ritrovamento di due bombe in due diversi terminal. La polizia ha ritrovato un ordigno davanti alla sala arrivi e un ordigno davanti alla sala partenze.

Fonti aeroportuali hanno comunicato che entrambe le bombe sono state disinnescate dagli artificieri e che le autorità hanno immediatamente rafforzato le misure di sicurezza nello scalo. I video delle telecamere di sorveglianza sono stati acquisiti dagli inquirenti per individuare i responsabili dell’attentato.

Qualora venissero arrestati, per loro si prospetterebbe, come ormai consuetudine in Egitto, un processo multiplo e sommario. Nei giorni scorsi Amnesty International ha criticato l’operato del governo egiziano. L’organizzazione per la difesa dei diritti umani ha infatti definito iniqui i processi a carico degli esponenti dei Fratelli Musulmani, accusando le autorità egiziane di non tenere conto del diritto nazionale e internazionale. Amnesty ha chiesto che i processi vengano annullati e che gli imputati vengano riprocessati in modo equo, rispettando gli standard internazionali ed escludendo la pena capitale.

Anche l’ONU nei giorni scorsi ha criticato aspramente il modus operandi dell’attuale presidente egiziano Abdul Fattah al-Sisi. L’Organizzazione delle Nazioni Unite si è schierata contro i processi sommari e le condanne a morte di massa.

Nei prossimi giorni è attesa un’escalation di violenze. Il 15 febbraio, infatti, riprenderà il processo all’ex presidente Mohamed Morsi. Morsi è accusato di spionaggio e rischia la condanna a morte, insieme a dieci dei suoi più fedeli collaboratori. Sui leader del vecchio regime pende una pesante accusa: aver passato dei documenti secretati al Qatar e alla rete televisiva al Jazeera.

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