Anche il governo ha dovuto rivedere le cifre: attualmente il ministero della Salute riporta come 464 i morti in Egitto dopo la lunga giornata di scontri innescata il 14 agosto dallo sgombero dei manifestanti al Cairo, in cui l’esercito ha usato la mano pesante. Organizzati dai Fratelli musulmani, essi da diversi giorni avevano occupato le principali piazze della capitale per protestare contro l’estromissione dal potere dell’ex presidente Mohamed Morsi. Le violenze si sono estese anche alle altre principali città della nazione, soprattutto Alessandria, dove si registrano 10 morti (foto by InfoPhoto).

Dal campo dell’organizzazione islamica, il portavoce dei Fratelli musulmani Gehad El-Haddad sostiene invece su Twitter che i morti complessivi sarebbero più di 4.500. Questo dato non è verificabile. Le autorità hanno a lungo dichiarato che sarebbero stati prima 15, poi 53. Dei 278 del conteggio finale, 43 sono le vittime tra le forze di sicurezza.

In diverse parti del Paese gli islamici hanno dato l’assalto alle chiese cristiane. Secondo il portavoce della Chiesa cattolica egiziana, padre Rafic Greiche, i Fratelli musulmani hanno attaccato 22 chiese, per la maggior parte copte. Non ci sono morti ma parecchi feriti. Greiche ha dichiarato inoltre che Tawadros II, il patriarca della Chiesa egiziana, definito anche il papa copto, è rinchiuso in un monastero per paura di essere assassinato. “I Fratelli musulmani sono scesi in strada con molotov e armi, tutti noi siamo in pericolo” – ha aggiunto il portavoce.

Attualmente l’Egitto è in stato di emergenza per un mese, misura governativa che ha attirato le critiche degli Stati Uniti. Solo un anno fa era stato rimosso, dopo essere rimasto in vigore per 30 anni sotto il regime di Mubarak. Il livello di violenza raggiunto nell’ultima giornata ha fatto decidere a Mohammad ElBaradei di dimettersi da vicepresidente ad interim della Repubblica. Insieme a lui si sono dimessi anche i vicepremier Hossam Eissa e Ziad Bahaa El-Din.