L’Egitto non trova pace: il bagno di sangue sembra non avere fine, e con esso anche la rabbia che scuote gli animi dei Fratelli Musulmani, sostenitori dell’ex presidente Morsi fortemente repressi dalla polizia. Secondo gli ultimi aggiornamenti delle fonti ufficiali i morti sarebbero quasi 700, oltre 4000 per la Fratellanza.

Il governo ha annunciato di aver dato alle forze di sicurezza “licenza di sparare su chi attacca luoghi pubblici”. Ma a notte fonda, dopo un’altra giornata di violenze, la Fratellanza ha annunciato un “venerdì della collera“: dopo la preghiera, da tutte le moschee del Cairo partiranno cortei che si dirigeranno verso piazza Ramsete.

Da canto loro i militari rivendicano le proprie scelte: “Non intervenire – ha spiegato il viceministro degli Esteri Hatem Seif el-Nasr- avrebbe portato la nazione in una vera guerra civile. Era una situazione che andava fermata“. Secondo l’esponente del governo le vittime erano inevitabili, ma si è fatto di tutto per ridurre al minimo il loro numero.

Nel mirino anche le chiese: nelle ultime 24 ore, infatti, ne son state attaccate 22, la maggior parte copte e 7 cattoliche, date alle fiamme come decine di case e negozi. La minoranza cristiana in Egitto rappresenta circa il 10% della popolazione, soprattutto copti ortodossi, ed è accusata di complicità nel colpo di stato militare che ha rovesciato il presidente Morsi.