Il termine ego (dal latino “ĕgo”) viene utilizzato in psicanalisi con il significato specifico di “io”. Si tratta infatti della sostantivazione del pronome latino ego, utilizzato da Freud per descrivere la tripartizione della psiche in Io (Ego), Es (Id) e Super-Io (Super-Ego). Si tratta per Freud dei tre luoghi psichici del soggetto, ovvero di quelle istanze che compongono il modello strutturale dell’apparato psichico: l’Es (o inconscio) è la parte istintiva, irrazionale e animalesca dell’uomo; il Super-io è la coscienza morale, la parte che tende a reprimere gli impulsi dell’Es, mentre l’Io, o Ego, è ciò che sta tra l’Es e il Super-io, adibito a mediare tra le due tendenze.

In psicologia, l’Io è quindi quell’istanza (struttura organizzatrice) che ha il compito di mediare pulsioni ed esigenze sociali ed è quindi deputata al contatto ed ai rapporti con la realtà, sia interna che esterna. L’Io organizza e gestisce gli stimoli ambientali, le relazioni oggettuali ed è il principale mediatore della consapevolezza: è il gestore centrale di tutte le attività psichiche, che rivolge verso sé stesso e verso l’ambiente esterno, generando la consapevolezza propria e della realtà. L’Io è quindi sede dall’identità di genere, dalla volontà e dalla personalità. Se l’ego è indispensabile per la strutturazione della propria identità e l’affermazione di sé, spesso tuttavia può giocare brutti scherzi: se sovradimensionato porta infatti la persona a ricondurre tutto a sé stessa, pensare di aver sempre ragione e mettersi di rado in discussione, al contrario, un ego atrofico porta a mancanza di autostima, difficoltà ad affermarsi e tendenza all’autosvalutazione.

Oltre a corrispondere al concetto psicanalitico di Io, la formula ego (con il significato di ‘se stesso’) è anche il primo elemento di parole composte, quali:

  • egocentrico (colui che pone sé stesso al centro di ogni esperienza);
  • egoista (colui che si preoccupa soltanto del proprio bene e del proprio interesse);
  • egoarca (colui che pretende di imporre la propria autorità e la propria morale);
  • egolatria (l’adorazione di sé stessi; il culto sfrenato del proprio io).

E’ infine frequente sentir parlare di “alter ego” (da ălter = altro e ĕgo = io) ovvero una persona in grado di sostituire e fare le veci di un’altra (es. “la segretaria del capo è il suo alter ego”) o un personaggio letterario che rispecchia la personalità del suo autore.