Continuano le indagini e le supposizioni intorno allo schianto dell’Airbus 320 della EgyptAir avvenuto il 19 maggio scorso, che ha provocato la morte delle 66 persone che si trovavano a bordo.

Nella giornata di ieri sono stati effettuati i prelievi dei campioni di Dna dai familiari delle vittime, indispensabili per il riconoscimento dei corpi martoriati ritrovati, resi irriconoscibili da quella che da esperti è stata descritta come un’esplosione (ma non si esclude che a mutilare i cadaveri possono essere stati anche gli squali dell’area del Mediterraneo in cui è stato rinvenuto il relitto).

La pista dell’attentato al momento sembra essere quella più probabile, forse a causa di un ordigno piazzato all’imbarco presso l’aeroporto francese di Roissy, da dove l’aereo è decollato con destinazione il Cairo.

Le autorità egiziane però smentiscono l’ipotesi, o almeno sostengono che sia impossibile sostenerla solo basandosi sull’evidenza di un’esplosione: la deflagrazione è infatti inevitabile nell’eventualità dello schianto di un aereo, sia per una bomba a bordo che per un guasto meccanico o come semplice risultato dello schianto in mare dopo una caduta di 11 km d’altezza.

L’analisi delle macerie dell’Airbus 320 non ha portato a conclusioni definitive, in quanto le lamiere non riescono a indicare se l’esplosione è avvenuta all’interno o all’esterno, con eventuale esclusione di alcune potesi. E d’altro canto non è stata ancora trovata traccia di esplosivo, elemento che potrebbe confermare la pista terroristica.

I servizi segreti israeliani sono invece convinti che ha provocare l’incidente siano state delle piccole bombe caricate nella stiva dell’aereo, proprio come avvenuto per l’Airbus della russa Metrojet esploso lo scorso 31 ottobre e schiantatosi sul Sinai. In quel caso l’attentato venne rivendicato dall’Isis e per gli 007 israeliani si potrebbe essere trattato di uno o più ordigni analoghi alla lattina con un piccolo ordigno mostrata dai jihadisti in una fotografia.

Difficile però corroborare l’ipotesi e d’altro canto c’è chi rimarca che le autorità egiziani stiano spingendo per la pista terroristica per coprire le difficili condizioni in cui versa la EgyptAir, che sta tagliando il personale e sta affrontando perdite per un miliardo e mezzo di dollari.

Ancora una volta non resta che aspettare il ritrovamento della scatola nera: l’operazione di ricerca sta impegnando i mezzi di Grecia, Egitto e Francia, intenti a scandagliare le profondità del Mediterraneo.