L’idea di “lanciarmi” su un pezzo in tutto e per tutto più o meno suicida, ho cominciato a “covarla” , insieme all’influenza, all’inizio della settimana.
Ora, in questo istante, mentre scrivo con le idee più o meno confuse e un caffè d’orzo troppo caldo accanto alla tastiera (vedere per credere), è domenica. La ponderazione mistica è iniziata martedì. Farfalle non “Sanremiane” hanno preso a svolazzare impazzite tra un neurone pigro e un reticolo (network, se ti piace) di sinapsi in cassa integrazione.

Nel frattempo sono riuscita a rimangiarmi tutti i possibili buoni propositi: mi ero riproposta di dedicare l’articolo di questa settimana a qualche nota sulla “gentilezza inaspettata”, sulla “delicatezza degli altri”. Insomma “sull’umanità” nel senso più dolce del termine. Parole messe in fila, con ordine, propositive e speranzose.
Invece no, come il lettore scoprirà tra breve, in queste ottocento e poco più battute, di leggerezza non si intravedrà nemmeno l’ombra. E’ colpa di un insetto. Di una zanzara per essere precisi. Tutto è cominciato dalla “Zanzara” radiofonica per eccellenza appunto. Da un Vittorio (Feltri) scandalizzato e permalosamente risentito (almeno apparentemente), dalle risposte polemiche del mondo tutto, nei confronti delle sue veementi ed amareggiate dichiarazioni in merito ad alcuni nomi “dubbi” all’interno delle liste del PDL. “Non è cambiato nulla, è una lista piena di ex-escort!” denuncia il Feltri, pensando all’elettorato prossimo a votare, a detta di tutti, esasperato e inferocito. Suvvia Vittorio , chi non si è scandalizzato per varie e variegate “fanfaronerie” vuole che si scandalizzi per un paio di escort? “Faccia i nomi se osa!” Gli urlano da dietro le quinte e dalle piazze del PDL.

I nomi non vengono fatti ed i protagonisti della polemica lasciano gli spettatori di questa telenovelas politica col dubbio. Qualcuno dei possibili bersagli si sente tirata in causa, oltraggiata. “Ma io sono un’attrice di teatro! Perché mai non dovrei essere qualificata per la politica? Non sono mica una cretina!”.
Ecco, qui, di fronte a queste parole cariche di offeso risentimento, la Ronchi (ovvero la sottoscritta) ha iniziato a meditare. Quasi profondamente. Quasi.
Giusto, perché mai oggi, nel 2013, di fronte ad una politica ormai privata di ideologia, sulla base di quali “valori” un’ex-attrice di teatro (teatro, così dichiarò la signora, e noi prendiamo per buone le sue verità) dovrebbe essere inadatta a rappresentarci in parlamento, o in un consiglio regionale, o in Europa?
Che poi neanche si propone come ministro: essere un ministro o un parlamentare in effetti, sono ruoli diversi, diverse responsabilità, e diversa richiesta di competenze. Competenze? In effetti a questo punto mi chiedo quali debbano essere le competenze di un “parlamentare”.

Oggi come oggi, non riesco a trovare nessun valido motivo per cui un’attrice (o un attore) non dovrebbe essere adatta a ricoprire il ruolo di “parlamentare”. A parte forse riconoscerla (pura sensazione personale della sottoscritta) come una sconfortante resa nei confronti di un ambiente, quello artistico, che evidentemente non la trova all’altezza dei propri palcoscenici. Siamo concreti: non è più richiesta la “gavetta politica”, che fino a trent’anni fa sembrava indispensabile per la formazione di un rappresentante della classe politica. Siamo seri, su. Non scandalizziamoci di fronte al multiforme ingegno dei singoli, che da Pirandello passano alle problematiche del paese, manifestando un commovente senso civico. Non mettiamoci a fare questione etiche su una tematica che ormai non ha più assolutamente nulla a che spartire con “l’etica”.
Giustamente loro stessi, le vittime della polemica scatenata dalla “Zanzara”, dichiarano di “volersi mettere alla prova”, di avere le qualità necessarie per ricoprire i ruoli a cui sono candidati, di aspettare solo l’occasione giusta per “stupirci” e “servirci”. In effetti proprio ora vorrei un caffè.
Ma quali sono le “qualità giuste” in questione?
Il sistema attuale non appare avvertire grande bisogno di forte coscienza politica e coerenza (almeno per ricoprire certi ruoli), richiede o richiedeva (in molti sostengono che a questo giro le regole dell’immagine politica siano cambiate) a ben pensarci, un’immagine “cool”, la bellezza è o era un valore aggiunto, così come l’aria vagamente ambigua, stuzzicante, e una dose notevole di“spigliatezza” nei confronti della stampa e più in generale con qualsivoglia tipo di interlocutore. A guardarla da fuori, da ignorante spettatrice, un po’ come se la politica fosse una partita di calcio, sembra che conti la capacità innata di tirare in porta come manco Balotelli agli Europei. Vincere, vincere, vincere. Un attore o un’attrice diventa quindi un personaggio papabilissimo secondo questa logica, e questa logica va avanti da anni. Un attore alla fin della fiera è noto al pubblico, ha un seguito di “fan” disposti a credere in lui, magari è anche suadente, persuasivo, già di per sé simbolo di qualcosa, è la dimostrazione camminante e respirante di uno/una che ce l’ha fatta. Ce l’ha fatta per se stesso, sa farsi valere, è arrivato dove voleva. E’, senza nessun’ombra di dubbio, determinato. Si, queste rassicuranti caratteristiche ci danno la quasi certezza che, con qualche buona parola ed una pacca sulla spalla, può farcela anche per noi: gli “speranzosi matricolati”, “i fessi da salumiere” che gli pagheranno uno stipendio confortante ed una pensione felice e sorridente. Il fatto che gli ingiustamente discriminati nomi delle liste in questione, possano o meno avere processi di un qualsivoglia tipo in corso, o un passato da attore porno di serie b, non è un problema e non influirà minimamente sul loro rendimento politico.
Meditando sono poi giunta ad una bislacca conclusione: alla politica non spetta “il meglio”.
Le eccellenze di un qualsivoglia genere, grandi avvocati, giornalisti, medici chef e paleontologi non sono minimamente interessate ad entrare in questa bagarre tra partiti, in questa lotta perpetua ed estenuante, in questo pollaio alienante da catena di montaggio. In realtà, dall’alto del mio profondo animo coniglio tutto questo scandalizzarsi per la presenza di attrici, cantanti ed ex-tutto fare nelle liste sembra vagamente inutile. Ci sono aspetti più preoccupanti di ben altri dubbi personaggi. A dirla tutta il ginepraio della politica italiana non sembra territorio semplice di profonde riflessioni: a guardare il guazzabuglio politico da fuori sembra un “Guernica” mal riuscito, si ha la sensazione che ci sia qualcosa che non torna, a prescindere, qualcosa di confuso, e qualcosa che all’italiano medio di fatto non sembra importare granché. Il passato dei membri presenti nelle liste non è una problematica di grande rilievo. A guardarlo da fuori, il parlamento, sembra una specie di parcheggio per poveri esseri umani in cerca di una poltrona, di un pasto caldo, e di una vita da riciclare in qualche modo. Poverelli. Il passato ed il presente dei singoli in realtà sembrano solo suppellettili, decorazioni bislacche di una grande messa in scena dove la maggior parte degli attori risultano essere null’altro che comparse di una commedia drammatica dove lo spettatore, ormai indifferente a tutto, al massimo s’infastidisce per le cattive prestazioni della maggior parte dei figuranti. “Se mia figlia non riesce a diventare prima ballerina del “Moulin Rouge” la mando a far carriera politica, sono certa sarà in grado, almeno di lì, di fare un buon lavoro. Tanto si tratta solo di schiacciare un bottone, di sbadigliare poco e di fare un relativo numero di presenze. Come a scuola”. Sì. Credo d’aver trovato un senso a certe sfumature della politica italiana. Finalmente. Oltre ad aver intuito che l’influenza porta pessimo consiglio. E a voi un pessimo coniglio.

photo credit: _Hadock_ via photopin cc

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