Altra giornata di avvicinamento alle elezioni politiche del prossimo weekend e altra serie di comparsate televisive, comizi in piazza e notizie hot. Si comincia con Beppe Grillo, che da una Piazza Duomo a Milano stracolma lancia la sua ennesima invettiva contro i partiti. E poi l’ospitata di Bersani e Berlusconi al Corriere Tv, iniziata bene ma finita meno. Per chiudere con Oscar Giannino, colpevole d’aver mentito sui propri titoli di studio e pronto alle dimissioni.

Partiamo da Beppe Grillo. Il Movimento Cinque Stelle e il suo tsunami tour ha fatto tappa ieri a Milano, dove in una Piazza Duomo stracolma ha rilanciato il proprio grido di “a morte i partiti”: “Voglio sentirmi popolo contro i signori del bla bla – le sue parole – cari partiti, siete circondati. Dovete capirlo, tornerete tutti a casa”.

Nella loro ospitata al Corriere della Sera, Silvio Berlusconi e Pier Luigi Bersani hanno parlato, discusso e cercato di tirare acqua al proprio mulino. La situazione è degenerata quando si è arrivati a parlare di La7: “Ma pensate ai danni che il duopolio televisivo ha prodotto fino ad oggi – le parole di Bersani - io devo preoccuparmi che le decisioni avvengano senza conflitti di interessi o posizioni dominanti e che ci sia una traiettoria industriale. La esaminerei sotto questi aspetti. Non so se Cairo è collegato a Mediaset. Ci sono delle autorità che si occupano di queste cose ma chi governa è amico di tutti e parente di nessuno”. La risposta di Silvio Berlusconi: “Su La7 Bersani ha fatto un avvertimento mafioso. Ha detto: aspettate a vendere perchè se saremo al governo interverremo a fare non so cosa a Mediaset per cui La7 varrà di più. È una situazione da denunciare”. Subito la controreplica del leader del Pd: “A Berlusconi le regole danno l’orticaria. È curioso perchè tutte le volte che uno parla di regole Berlusconi si offende ma io non ho nominato nè lui nè La7″.

In tutto questo c’è anche il piccolo Oscar Giannino, leader di Fare per Fermare il Declino, che dopo le polemiche sollevate da Zingales ha annunciato: “Sono pronto al passo indietro. Decida la direzione, sono disponibile a qualsiasi soluzione. Posso rinunciare al seggio, in caso di elezione”. E questo perché mentì su un master a Chicago mai sostenuto: ma di politici che hanno mentito sui propri titoli di studio, anche nel recente passato, ne abbiamo avuti. C’è da domandarsi chi, tra Giannino, Berlusconi e Bersani, possa davvero fronteggiare l’offensiva portata avanti da Beppe Grillo.