Il “discorso di Milanello” pronunciato da Silvio Berlusconi, sabato 24 ai cronisti durante l’allenamento della squadra rossonera, in cui ha praticamente confermato che tornerà in campo alle prossime elezioni, ha scatenato un vespaio interno al centrodestra. E forse l’obiettivo era proprio quello. Sebbene l’ex presidente del Consiglio non abbia espressamente detto che lo farà con un altro partito (è probabile che si tratti di una versione aggiornata di Forza Italia) è questa l’ipotesi più accreditata.

Il segretario del Pdl, Angelino Alfano, ha quasi messo una pietra tombale sulle primarie: “Le dichiarazioni di Berlusconi pongono sotto una nuova luce le primarie. La mia valutazione resta coerente con quello che ho sempre detto. Le primarie hanno senso solo se non si candida il presidente Berlusconi. Se lui si candida occorre ripensare tutto”. Concorda Guido Crosetto, anch’egli in corsa alle primarie del Pdl: “Con lui candidato le primarie sarebbero insensate. Fermiamoci e decidiamo insieme il da farsi”.

Di parere totalmente opposto è il sindaco di Roma, Gianni Alemanno: “Le primarie del Pdl non possono essere soggette a continui ripensamenti, né appare razionale riproporre la candidatura di Silvio Berlusconi a premier”. Giorgia Meloni ha scritto sul suo profilo Twitter: “Berlusconi torna in campo? Sulle primarie non si torna indietro”.

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