Il mio partito è differente. Firmato Pier Luigi Bersani (foto by InfoPhoto). Certo, c’era qualcun altro che parlava in questi termini della sua banca, ma il discorso del leader del Pd è molto simile: “I partiti personali sono il cancro della democrazia – le sue parole – sono allibito del fatto che ci sia il cabaret per avere un titolo, mentre siamo davanti a un paese che ha bisogno di essere ricostruito”.

E tra il patto di non belligeranza con Monti e la continua lotta a Berlusconi, Bersani cerca di far chiarezza con la sua consueta calma: “Questa campagna elettorale si sta mettendo fuori dai binari, non sono soddisfatto, in questi termini noi non ci stiamo: non stiamo in una campagna fatta solo in termini di politicismo e cabaret”.

Parlando ai giovani nell’apertura ufficiale della campagna elettorale del Pd, prosegue: “Sono abbastanza stanco di dover essere tutti i giorni registrato su temi come ‘io, Monti, la desistenza, il Senato e compagnia cantante – prosegue – sono abbastanza allibito del fatto che ci sia il cabaret per avere un titolo, mentre siamo davanti a un paese che ha bisogno di essere ricostruito. Noi parleremo dell’Italia e degli italiani”.

Poi si mostra molto sicuro: “La battaglia la vinceremo non perché abbiamo la vittoria in tasca, l’avversario c’è e ha rialzato la testa ma perché susciteremo le nostre forze in tutto il Paese e le nostre forze questa volta sono in grado di battere la destra. Noi diciamo no ad ogni qualunquismo che porta a posizioni fascistoidi per le quali non c’è destra e sinistra. La barra del Pd deve essere una politica seria e sobria, l’onesta che è una virtù privata ma anche un bene pubblico. I partiti personali? Io sono l’unico candidato che non mette il proprio nome sul simbolo – ha insistito – pur essendo stato scelto da 3 milioni e 200 mila persone non metto il nome sul simbolo. Pur non essendo stato scelto come candidato premier da solo non metto il nome sul simbolo”