Berlusconi, Monti e Bersani; poi Bersani, Berlusconi e ancora Monti. Parole, promesse e sogni. Sogni, promesse e parole. Tutti attorno agli stessi temi: abbassiamo le tasse, apriamo a questo o a quello, sgravi fiscali e così via. Tutti a parlare, tutti a sparlare. E ora, a Lo Spoglio, è il turno di Mario Monti (foto by InfoPhoto), che dice la sua su matrimoni gay e quant’altro. Anche se sembrano (con le dovute inclinazioni) dichiarazioni di Bersani. Oppure Berlusconi, fate voi.

Il Professore parla di tutto, partendo da un presupposto: “Non sono democristiano, sono un rivoluzionario”. Boom. Paroloni. Si sbottona, su temi civili anche caldi: “Dico no ai matrimoni gay – prosegue – il mio pensiero è che la famiglia debba essere costituita da un uomo ed una donna, e ritengo necessario che i figli debbano crescere con una madre ed un padre”. Parole che vanno a cozzare con il Pd e le sue idee, anche se poi fa una leggera marcia indietro: “I parlamenti possono trovare strumenti per altre forme di convivenze. Nel nostro movimento ci sono forme pluraliste”.

Detto tutto, detto niente: “Nel 1994 ho votato per Berlusconi, solo allora però perché credevo potesse portare avanti una rivoluzione liberale che poi non c’è stata – prosegue da Ilaria D’Amico - il Cavaliere è espressione di una destra prigioniera delle sue clientele e dei suoi conflitti di interesse, che ha impedito all’Italia di progredire. Escludo che gli italiani siano matti”.

Stoccatina anche per la sinistra e il suo leader Pier Luigi Bersani, giudicato troppo vicino a una sinistra estrema conservatrice e non riformista: “La sinistra ha fatto grandi passi avanti verso l’accettazione dell’economia di mercato, ma quando fa riforme verso l’apertura della concorrenza va un pochino contro la sua cultura storica. Non dobbiamo pagare pegno all’eredità storica di sinistra e destra. Per questo sono qui”.

Poi, in pieno stile politichese, parla di tasse: “Io non prendo impegni, non faccio promesse, credo che la vita degli italiani sia già stata resa più difficile e le tasse più alte, da coloro che fatto promesse poco mantenibili. Io ho sempre pensato che semmai fossi entrato in politica o in un’esperienza di governo lo avrei fatto per unire gli italiano non per dividerli. E quando l’ho fatto, ho accettato quando mi è stato chiesto di guidare una coalizione di emergenza”.

Poi sul conflitto d’interessi: “Se uno vede oggi l’agenda Monti è uno dei punti più sottolineati – ha spiegato – ho più volte consigliato a Berlusconi di superare il suo conflitto di interessi. Ma anche negli anni di governo della sinistra non è stato superato. Questo aspetto era chiaro fin dall’inizio”.