Ogni giorno che passa ci fornisce esempi illuminanti di quanto i parlamentari vivano in un mondo tutto loro, dal quale a tutti i costi si rifiutano di uscire. Come la proposta di creare, durante le prossime elezioni, una commissione parlamentare costituente, formata da 90 membri pagati. Il suo compito sarà quello di riscrivere la seconda parte della Costituzione, dove viene regolato l’intero assetto istituzionale della Repubblica.

Il disegno di legge si compone di quattro articoli. Giovedì 22 novembre il Senato ne ha cominciato l’esame in aula, arrivando all’articolo 3. Il primo firmatario è Francesco Rutelli, Terzo polo, ex Pd, ex Margherita, ex verde, ex radicale.

Nella sua versione attuale, il provvedimento funzionerebbe così: alle prossime elezioni politiche i cittadini voteranno per Camera, Senato, commissione costituente e anche per un referendum d’indirizzo sulla forma di governo. Tale referendum, previsto all’articolo 3, chiede agli elettori di scegliere tra due possibilità, che implicano modifiche costituzionali: preferire una forma di governo del primo ministro oppure semi-presidenziale. I dettagli sono consultabili a questo link.

Fin qui non ci sarebbe nulla di scandaloso. Ne hanno fatte di peggio. Il punto che lascia a dir poco perplessi è l’articolo 4, ancora in discussione al Senato. Qui si prescrive che i membri della commissione non possono ricoprire altre cariche elettive. E inoltre spetta loro l’identico trattamento economico previsto per la Camera dei deputati, e si applica loro l’articolo 67 della Costituzione, cioè l’immunità parlamentare. Quindi si tratta effettivamente di eleggere 90 parlamentari in più, altro che riduzione; e avevano provato anche a portarli a 100, con un emendamento respinto proposto da Fleres (Coesione nazionale) e Cutrufo (Pdl). Nel prossimo Parlamento avremmo quindi 630 deputati, 315 senatori eletti, 6 senatori a vita (includendo Napolitano) e 90 membri della Costituente. Totale: 1041.

Inoltre questi 90 membri della “terza camera” non sembrano avere un limite di durata, per ora. Infatti il testo originario discusso in commissione prevedeva una durata di un anno, ma nel testo giunto alla discussione in aula non c’è traccia di scadenze.

Considerando che, quando a loro conviene, questi parlamentari non si fanno problemi nel modificare la Costituzione come vogliono, che bisogno c’era di creare una commissione composta di eletti aggiuntivi, per una materia che da anni viene sommersa dalle chiacchiere delle due camere ordinarie?

Molto semplice. Molti di questi parlamentari sanno che alle prossime elezioni verranno spazzati via, per una ragione o per l’altra. Quindi si stanno creando un posto di lavoro alternativo. Non servono altri commenti.

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