Il testo unico sugli enti locali, cioè la principale legge nazionale che regola la vita di comuni e (fino a quando non le elimineranno) province, raccoglie anche le complicatissime norme elettorali. Formalmente si tratta del decreto legislativo 267 del 18 agosto 2000. Per chiarirci le idee prima del 25 maggio, quando insieme alle europee si terranno le elezioni amministrative, diamo quindi un’occhiata alle regole che riguardano i comuni superiori a 15.000 abitanti.

Si tratta di un meccanismo ben più complesso rispetto a quello per i comuni più piccoli. Il candidato sindaco può associarsi ad una o più liste. Nel secondo caso, si dice che è associato ad una coalizione. E’ quindi diversa anche la scheda elettorale (foto by InfoPhoto). Per ogni candidato sindaco si trova un grande riquadro; in alto il suo nome e cognome; sotto, una serie di riquadri più piccoli per ognuna delle liste a lui associate, sulla sinistra il simbolo e di fianco due righe su cui esprimere la preferenza per uno o due consiglieri comunali. Anche qui vale la regola dell’alternanza di genere: se si vogliono votare due consiglieri, se sulla prima riga c’è un uomo, sulla seconda deve esserci una donna, e viceversa, pena l’annullamento della seconda preferenza. E le liste comprendono sempre il limite dei due terzi di candidati per genere.

Nei comuni superiori c’è la regola del voto disgiunto. E’ il pasticcio supremo, ma bisogna tenerne conto: se sulla scheda si traccia un segno esclusivamente sul nome di un candidato sindaco, il voto va solo a lui; se si scrive un segno esclusivamente sul simbolo di una lista, il voto va a quella lista e anche al candidato sindaco collegato; ma si può anche tracciare un segno per un candidato sindaco e anche uno per una lista a lui non collegata; in questo caso un voto va a quel sindaco e uno a quella lista. Questo infimo meccanismo, preteso nel 1993 (e mai corretto) dai politici di basso livello per non perdere il loro potere di ricatto, provoca un rischio elevatissimo d’ingovernabilità. E’ infatti accaduto parecchie volte che un sindaco vincesse senza però avere la maggioranza in consiglio. In quel caso i suoi avversari potevano dimettersi subito in massa, facendo decadere il consiglio e obbligando i cittadini a nuove elezioni, oppure trattare col sindaco e costringerlo a piegarsi ai loro interessi.

Terminata la votazione, il candidato sindaco con il maggior numero di voti individuali viene eletto, a condizione che superi il 50% dei voti validi. In caso contrario si procede ad un ballottaggio tra i primi due classificati; in caso di parità di voti, accede al ballottaggio chi è collegato alla lista o coalizione che ha complessivamente ottenuto più voti; in caso di ulteriore parità, accede il candidato più anziano. Altra complicazione imposta dalle mezze calzette: prima del ballottaggio, le liste collegate ai candidati sindaco eliminati possono associarsi ad uno dei due candidati in lizza, ovviamente a condizione che questi ultimi siano d’accordo. E’ il cosiddetto “mercato delle vacche“: gli esclusi con un interessante pacchetto di voti si mettono all’asta tra i due concorrenti; chi offre di più, solitamente in termini di poltrone, se li compra. Generalmente (ma non sempre) gli elettori seguono queste indicazioni. Nel ballottaggio la scheda elettorale comprende due soli grandi riquadri; ciascuno comprende nome e cognome del candidato sindaco e simboli delle liste a lui collegate. Vince chi dei due prende più voti. In caso di parità, valgono le stesse regole per l’accesso al ballottaggio.

Composizione del consiglio comunale. Il metodo di attribuzione dei seggi è simile a quello dei comuni più piccoli. Con queste differenze: vengono escluse dall’assegnazione dei seggi le liste che al primo turno ottengono meno del 3% dei voti validi; la lista o coalizione collegata al sindaco eletto ottiene un premio di maggioranza pari al 60% dei seggi, se ha ottenuto più del 40% e meno del 60% dei voti; questo a condizione che nessun’altra lista o coalizione abbia ottenuto più del 50% dei voti validi (è possibile, per la faccenda del voto disgiunto).

Numero consiglieri comunali. Nei comuni da 10.001 a 30.000 abitanti, ci sono 16 consiglieri; da 30.001 a 100.000 abitanti, 24 consiglieri; da 100.001 a 250.000 abitanti, 32 consiglieri; da 250.001 a 500.000 abitanti, 36 consiglieri; da 500.001 a un milione di abitanti, 40 consiglieri; oltre un milione di abitanti, 48 consiglieri. Al numero di consiglieri va sempre aggiunto il sindaco. Come per qualsiasi altra elezione, il numero di abitanti si riferisce a quello misurato nel censimento del 2011.