La norma principale che regola le elezioni amministrative è il testo unico sugli enti locali, tecnicamente definito decreto legislativo 267 del 18 agosto 2000. Ci sono regole differenti per i comuni con più o meno di 15.000 abitanti. Diamo quindi un ripasso ai vari meccanismi, in vista dell’appuntamento del 25 maggio, per quanto riguarda i comuni fino a 15.000 abitanti.

Questa suddivisione comprende oltre il 90% dei comuni italiani e più del 40% della popolazione nazionale. Ogni candidato alla carica di sindaco deve associarsi ad una sola lista di candidati al consiglio comunale. Nella scheda elettorale azzurra (foto by InfoPhoto) si troveranno dei riquadri comprendenti il nome e cognome del candidato sindaco e il simbolo (detto contrassegno) della lista. Sotto, una o due righe vuote in cui l’elettore potrà scegliere un candidato consigliere. Quest’ultimo deve appartenere alla stessa lista del candidato sindaco. Non è obbligatorio esprimere una preferenza per un consigliere.

Dal 2012 (legge 215 del 23 novembre) sono state introdotte delle modifiche importanti sulle preferenze e sulle liste. Nei comuni tra 5.001 e 15.000 abitanti, in una lista nessuno dei due sessi può superare i due terzi dei candidati. Le righe per i candidati consiglieri sono due. Se l’elettore esprime una sola preferenza, può indicare chi vuole (ma la lista prevede comunque il limite dei due terzi). Ma se vuole esprimere due preferenze, è obbligato a scegliere un uomo e una donna. Se nella prima riga ha indicato un uomo, nella seconda deve esserci una donna, e viceversa, altrimenti la seconda preferenza viene annullata. Nei comuni fino 5.000 abitanti invece non c’è questo limite, e la preferenza sulla scheda è una sola. La preferenza per il consigliere può essere indicata scrivendone solo il cognome. Chiaramente, se nella stessa lista ci sono omonimie, va scritto anche il nome.

Terminata la votazione, il candidato sindaco che riceve il maggior numero di voti viene eletto. Se due candidati hanno lo stesso numero di voti, si procede ad un turno di ballottaggio. Se anche dopo il ballottaggio esiste una parità di voti, viene eletto il candidato più anziano. Successivamente, attraverso una procedura abbastanza complessa (si chiama “metodo d’Hondt”), che tiene conto dei voti ottenuti da ciascuna lista, si compila una graduatoria in cui vengono ripartiti i seggi tra le liste. A grandi linee: più voti ottenuti, più seggi assegnati. Fatto questo, si attribuisce il premio di maggioranza. La lista collegata al sindaco eletto riceve i due terzi dei seggi in consiglio. Gli altri seggi sono ripartiti tra le altre liste in base alla graduatoria prima accennata. All’interno di ciascuna lista, viene eletto consigliere chi ha più voti di preferenza. A parità di voti viene eletto il candidato più in alto nell’ordine della lista. Nelle liste sconfitte, il primo consigliere eletto è il candidato sindaco.

Nei comuni molto piccoli può accadere che si candidi una sola lista. In tal caso sono eletti tutti i candidati della lista, sindaco compreso, a condizione che la lista (cioè il candidato sindaco) abbia ricevuto più del 50% dei voti validi e anche che si siano recati a votare più del 50% dei cittadini aventi diritto al voto. In caso contrario l’elezione viene annullata.

Numero consiglieri comunali. Schematicamente, nei comuni fino a 3.000 abitanti, 10 consiglieri; da 3.001 a 10.000 abitanti, 12 consiglieri; da 10.001 a 30.000 abitanti, 16 consiglieri. Al numero di consiglieri va sempre aggiunto il sindaco. Il numero di abitanti si riferisce a quello misurato nel censimento del 2011.