L’esordio di Matteo Renzi alla segreteria del Partito Democratico è stato di quelli dirompenti. Una sterzata decisa verso l’anticipo delle elezioni politiche, magari da accompagnare assieme a quelle europee di Maggio. Il sindaco di Firenze, infatti, non usa mezze misure: “Il popolo delle primarie – le sue parole – ha detto che crede al Pd, e alla speranza che esprime contro la delusione della politica. Ma se guardiamo a questi 10 mesi ci troviamo di fronte a un elenco di fallimenti: non siamo riusciti a fare la legge elettorale e non abbiamo fatto le riforme. Dobbiamo portare a casa dei risultati, altrimenti andiamo di qui ai prossimi 4 mesi incontro a una devastante campagna elettorale, con la demagogia e l’antieuropeismo di Berlusconi e di Grillo”.

Una maschera per non svelare i piani futuri o una semplice frase per depistare? Difficile a dirsi, ma i rapporti con il governo Letta sembrano ormai alquanto compromessi: “Chi propone un rimpastino sta drammaticamente perdendo di vista l’obiettivo essenziale; bisogna creare un sistema di governo che duri per i prossimi vent’anni. Sono l’unico nel Pd che non ha mai messo un termine ultimo al governo. Ho sempre detto che va avanti finché si fanno cose e si realizzano risultati. Possiamo dire che se il governo fa bene si merita il nostro applauso e che se va male le nostre critiche? Far notare gli errori per rimediare non è cercare di fare le scarpe al premier. Chi fa notare gli errori è qualcuno che ti vuole bene”.

Poi sui suoi rapporti con Silvio Berlusconi: “La polemica se devo incontrare Forza Italia o meno è surreale e stravagante. E’ ovvio che si parla con tutti ovunque. Penso sia da respingere il ricatto di chi dice: legge elettorale sì, ma solo se si va a votare a maggio. Io propongo alle altre forze politiche un accordo alto e nobile su legge elettorale, riforma del titolo quinto e riforme istituzionali. Se ci fossero queste tre cose l’anno che si apre può essere costituente”.

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