Le elezioni amministrative in Catalogna sono diventate un referendum sull’indipendenza della Catalogna dalla Spagna. Qual’è stato il responso? Una partecipazione record, il 77% degli aventi diritto è andato a votare – per un +9% rispetto alle precedenti elezioni (era il 2012). Un risultato inaspettato al punto che in alcune zone sono finite le schede per cui è stato necessario inviarne altre per consentire a tutti di votare.

Con questo voto gli indipendentisti hanno la maggioranza assoluta – ovvero 72 seggi sui 135 totali. Sono i 62 seggi di Junts Pel, una coalizione formata da Convergencia, il partito di centrodestra del presidente della Catalogna Artur Mas, e dalla sinistra repubblicana, a cui bisogna aggiungere i 10 conquistati dall’estrema sinistra di Cup. Insieme però le due formazioni indipendentiste sono sotto il 50% dei voti – rappresentano il 47,8% dell’elettorato, un dato che pesa come un macigno e aumenta le perplessità soprattutto in Europa sui piani catalani.

Il leader di Cup Antonio Banos ha già twittato “Dedicato allo Stato spagnolo. Senza rancore, adios!” – e ha annunciato anche una sorta di disobbedienza alle leggi nazionali -, mentre le dichiarazioni di Mas sono più sfumate nei toni, ma non molto diverse nella sostanza: “il processo verso l’indipendenza continua. Non cederemo: abbiamo vinto con quasi tutto contro, e questo ci dà una forza enorme e una grande legittimità per portare avanti questo progetto. Stiamo scrivendo la pagina più gloriosa della storia della Catalogna“.

Tra gli altri partiti, il risultato più sorprendente è stato quello di Ciudadanos, movimento unionista di centro-destra nato in Catalogna, che con i suoi 25 seggi è diventato la seconda forza politica della regione. Il suo leader Albert Rivera ha dichiarato a caldo che “i catalani hanno detto in maggioranza che vogliono restare a far parte della Spagna. E stanotte qui dalla mia terra, dalla nostra terra di Catalogna, voglio dire a tutti gli spagnoli che ora è arrivato il tempo di riprendere assieme la strada verso un progetto comune“.

Deludenti i socialisti (16 seggi), il Partito popolare del premier Mariano Rajoy (11 seggi) e Podemos (11 seggi). Come spiega il suo leader Pablo Iglesias “abbiamo puntato sulla responsabilità e abbiamo sbagliato“. E aggiunge poi “non capisco l’esultanza di chi come Mas ha messo la Catalogna in una strada senza uscita. E non credo che gli spagnoli vogliano più un capo di governo come Rajoy che minaccia di mandare i carri armati in Catalogna. Se noi saremo alla guida del Paese a dicembre, faremo ripartire un progetto per la Spagna che comprende una nazione che si chiama Catalogna“. L’unica via uscita che non apra scenari molto complessi è rappresentato da una riforma in senso marcatamente federale dello stato spagnolo.