Quando si usa il termine generico di elezioni europee ci si riferisce alle elezioni per il Parlamento europeo, organo legislativo dell’Unione europea e anche unica istituzione Ue eletta direttamente dai cittadini. Ha sedi a Strasburgo (foto by InfoPhoto), Bruxelles e in Lussemburgo. Viene rinnovato ogni cinque anni. Istituito nel 1951, i suoi membri venivano originariamente scelti dai governi nazionali. Dal 1979 è invece eletto a suffragio universale, votato cioè da tutti i cittadini dell’Ue. Nel 2014 i cittadini italiani voteranno il 25 maggio dalle 7 alle 23, contemporaneamente alle elezioni amministrative.

Attualmente i parlamentari europei sono 754, suddivisi tra le varie nazioni in base alla popolazione. Gli abitanti nei 28 paesi membri erano oltre 505 milioni al 1° gennaio 2013. All’Italia spettano 73 parlamentari, come al Regno Unito; la Germania ne ha 96, la Francia 74, la Spagna 54, la Polonia 51. Ogni nazione sceglie la propria legge elettorale. In Italia si usa un metodo proporzionale con sbarramento. Possono votare i cittadini italiani che hanno compiuto 18 anni di età entro il giorno delle elezioni.

I 73 seggi disponibili sono ripartiti fra cinque circoscrizioni geografiche e attribuiti in proporzione agli abitanti. La circoscrizione 1, Italia nord-occidentale, elegge 20 parlamentari (scheda elettorale grigia); la 2, Italia nord-orientale, ne sceglie 14 (scheda marrone); la 3, Italia centrale, ne elegge 14 (scheda rossa); la 4, Italia meridionale, ne elegge 17 (scheda arancione); la 5, Italia insulare, ne elegge 8 (scheda rosa).

Nella cabina l’elettore troverà nella scheda una serie di riquadri, uno per ogni lista candidata. Sulla sinistra di ogni riquadro c’è il simbolo della lista, sulla destra tre righe per indicare altrettante preferenze. L’elettore dovrà tracciare un segno sul simbolo della lista; se vuole, potrà indicare anche da una a tre preferenze di candidati compresi in quella lista. Importante ricordare la questione della rappresentanza di genere. Nel solo caso in cui si vogliano indicare tre preferenze, una dovrà essere di sesso differente dalle altre due. Quindi: o due uomini e una donna o due donne e un uomo. Se si indicano tre preferenze dello stesso sesso, la terza viene annullata. Invece nel caso in cui si indichino solo due preferenze, allora possono essere entrambe dello stesso sesso.

Si può scrivere il solo cognome del candidato; in caso di omonimia nella stessa lista è necessario indicare nome e cognome; se necessario, aggiungere data e luogo di nascita. Tutti questi dati sono sempre obbligatoriamente esposti nel manifesto appeso fuori dalla sezione elettorale.

Terminati voto e spoglio delle schede, si procede ai calcoli. Innanzitutto vengono sommati i voti di tutte le liste a livello nazionale. La soglia di sbarramento prescrive che se una lista non supera il 4% dei voti validi a livello nazionale, viene eliminata; non ottiene, cioè alcun seggio. Poi si sommano tutti i voti validi nazionali e si divide il risultato per 73 (i membri da eleggere): questo sarà il numero di voti minimo per poter essere eletti e si chiama quoziente elettorale nazionale. Per sapere quanti seggi spettano a ciascuna lista a livello nazionale, si dividono i voti di ogni lista per il quoziente elettorale nazionale. Poi si distribuiscono questi seggi tra le varie circoscrizioni. Sono eletti i candidati che in ogni lista hanno ottenuto il maggior numero di preferenze.

Sono importanti le elezioni europee? Sì, non solo da un punto di vista formale. Il Parlamento europeo approva regolamenti e direttive che hanno valore legale in ogni nazione dell’Ue (sebbene serva la ratifica dei parlamenti nazionali). Media e politici stanno poi ripetendo fino alla nausea che le elezioni 2014 sono più importanti delle precedenti. In parte è vero. Con queste elezioni infatti vengono applicate delle fondamentali modifiche introdotte dal Trattato di Lisbona del 2007. Ora la Commissione europea, sostanzialmente il Governo dell’Ue, verrà approvata dal Parlamento.

Fino ad ora sono stati i governi nazionali, attraverso il Consiglio europeo, a scegliere l’intera Commissione. Entrato in vigore il Trattato di Lisbona, adesso funziona nel seguente modo: il Consiglio europeo sceglie un candidato presidente della Commissione. Egli sottoporrà al Parlamento il proprio programma; il Parlamento quindi dovrà approvare la nomina a maggioranza assoluta. Se lo respinge, il Consiglio europeo dovrà scegliere un altro candidato entro un mese. Una volta eletto, il presidente della Commissione sceglierà, in accordo col Consiglio, gli altri commissari, che sono proposti da ciascuno degli stati membri. Il Parlamento dovrà poi approvare l’intera Commissione.

La lacuna in tutto questo schema è abbastanza evidente: dire che i cittadini hanno voce in capitolo nella scelta della Commissione europea implica l’esistenza di una maggioranza politica omogenea a livello continentale, che supera le organizzazioni politiche dei singoli stati. Cosa che non è mai esistita ed è il grande problema dell’Unione europea. Ma queste sono valutazioni politiche; ognuno di noi è in grado di trarre le proprie.