In politica il significato dei numeri è sempre relativo. Prendere il 21% dei voti alle elezioni europee 2014 sarebbe stato un successo per Forza Italia; ma per il Movimento 5 stelle, dopo la violentissima (nelle parole) campagna elettorale di Beppe Grillo, è una sonora sconfitta, perché il leader aveva creato aspettative molto più alte di quella che la realtà ha invece decretato. Altro che sorpasso, altro che chiedere il Governo, altro che processo alla classe politica, altro che #vinciamonoi. Ha perso il 4% (cioè 2,5 milioni di voti) rispetto alle politiche di febbraio 2013, confermando il trend che già lo vedeva in discesa nelle amministrative seguenti.

La rete, della quale Grillo (foto by InfoPhoto) si è sempre servito con molta abilità, oggi gli si rivolta contro. Subito dopo le prime proiezioni, quando era già evidente lo smacco, fioccavano i commenti ironici. Attualmente, nella mattinata del 26 maggio, su Twitter la tendenza numero 1 in Italia è l’hashtag #vinciamopoi. E al numero 2? C’è #beppevaicasa. In questo caso gli utenti cinguettatori rinfacciano a Grillo la promessa di andarsene in caso di sconfitta.

E lui, Beppe Grillo? Nella mattinata del 26 maggio, uscendo di casa, non ha aperto bocca. Ha solo mimato, davanti ai cronisti, il gesto di una pugnalata al cuore. Eloquente, in ogni caso. Più tardi, sul suo blog, ha ringraziato gli elettori che hanno votato per il M5S e ha dedicato loro la poesia “If” di Rudyard Kipling.