Generalmente le campagne elettorali non sono mai all’acqua di rose e gli insulti sono all’ordine del giorno. Tuttavia per le elezioni europee 2014 i toni sono stati più esasperati del solito. Nella serata del 23 maggio si sono chiusi i comizi e i leader dei vari partiti hanno sparato le loro ultime cartucce, hanno scagliato le ultime frecce intinte di veleno (foto by InfoPhoto).

Matteo Renzi si trovava a Prato e poi ha concluso la campagna del Partito democratico in casa sua, a Firenze, in piazza della Signoria. Non urla, il presidente del Consiglio, ma le sue parole non sono certo leggere. Bersaglio numero 1, Beppe Grillo: “Da Grillo non accettiamo lezioni di legalità, lui che in Sicilia è andato a dire che la mafia non esiste. Noi non lasceremo il Paese a chi lo vuole distruggere. Noi andiamo in Europa a rappresentare la bellezza, non gli insulti, a rappresentare la cultura, non i vaffa e l’odio. Il futuro è a casa nostra“.

Silvio Berlusconi si trovava a Milano, al centro congressi della Provincia. Anche per il leader di Forza Italia è Grillo l’oggetto dei suoi attacchi: “Le sue urla hanno come obiettivo quello di arrivare a un regime totalitario. Grillo specula sui disperati, su gente che ha perso lavoro e si trova in difficolta e vede come unica possibilità la protesta e la ribellione. Lui si può paragonare ai peggiori personaggi della storia“.

Beppe Grillo, dal canto suo, non si è tirato indietro. Dal palco di piazza San Giovanni, a Roma, il capo del Movimento 5 stelle ha detto di Renzi: “Mi fa pena questo ragazzo, ieri era a piazza del Popolo senza il popolo. Gridava, lui, il moderato, e diceva: Vinciamo noi”. Su Berlusconi: “Dice che se vince il Movimento 5 stelle ci saranno disordini inquietanti: queste frasi così le diceva solo Totò Riina. Ve lo dico subito. Noi non vinciamo, Noi stravinciamo“.